Espandi menu

Drive

Regia di Nicolas Winding Refn vedi scheda film

Recensioni

L'autore

giorgiobarbarotta

giorgiobarbarotta

Iscritto dal 26 gennaio 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 12
  • Post -
  • Recensioni 560
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Drive

di giorgiobarbarotta
10 stelle

Fulminante sequenza d'apertura degna del miglior Michael Mann. Un eroe dark, solitario, taciturno, combattivo, pericoloso e pronto colpire come lo scorpione stampato sul giubbotto, bianco candido a inizio pellicola, zeppo di sangue alla fine. Tornano alla mente i protagonisti di certi Carpenter (Snake Pliskeen con tanto di serpente tatuato sul braccio sin dalla locandina, nonostante lo "iena" italiano) e di certi Hill (i guerrieri col gilet di pelle con tanto di stemma e il titolo stesso che dichiara una provenienza netta). Stessi personaggi, che si muovono in metropoli labirintiche, dove le strade sono l'habitat naturale dello svolgimento dell'azione, lo scenario perfetto per vicende tragiche e adrenaliniche. Il pilota stuntman senza nome, eastwoodiano fino all'osso, è catapultato in inseguimenti e faccende malavitose legate col col cordone ombelicale a Friedkin e Scorsese. Sbarca nuovamente in USA Winding Refn, con un biglietto visita che è un concentrato di riferimenti del genere dunque, non vero citazionismo però alla Tarantino (l'accostamento non disturbi: si parla comunque di talenti cinematografici di spessore), semplicemente uno scendere sullo stesso terreno degli specialisti dell'action-gangster-thriller movie. Ma il regista danese ha personalità da vendere e, in un'ora e mezza perfettamente calibrata e condensata, riesce a piazzare tutto il suo campionario stilistico: dilatazione dei tempi, esplodere improvviso di violenza rasente l'horror, lirismo d'immagini e ralenty mai così funzionali e determinanti, alternarsi continuo di campi, evidenti richiami pittorici (ancora tableau vivant), cromie e disposizione di corpi e volti (e MDP) mai casuali o scontate, un epilogo giocato sulle ombre che accentua genialmente l'ultimo scontro per sottrazione, per contrappunto, attori ben diretti e misurati che non cedono all'istrionismo di altri più blasonati colleghi. La storia è persino classica: un cortocircuito tra i protagonisti in scena scatenato dalle scelte del nostro, un Gosling glaciale e imperscrutabile. Altra nota caratterizzante tutto il cinema di Refn: a fatti esterni di ineluttabile gravità corrisponde un'interiorità dell'antieroe di turno tormentata, regolata da meccanismi propri, in qualche forma etici e rispondenti ad una giustizia altra, rasente la follia. Il contrappunto tra momenti estatici ed altri di vulcanica primordialità denotano una cadenza del racconto che diviene stile e coerenza di percorso, rapportato ai precedenti episodi filmici del regista. Difficile emozionarsi e partecipare sino in fondo a film di questo tipo, eppure in tal caso durante e a fine visione ci si scopre letteralmente incollati allo schermo e alla poltrona, grazie tra l'altro ad un uso della colonna sonora personalissimo ed efficace, rodato, in cui l'elettronica e il pop riescono ad amplificare e rendere il girato ancora più visionario e autoriale. Senza quasi che ce ne accorgiamo, viene scardinato da dentro persino il mondo del cinema stesso, con il carrello del ribaltamento d'auto e le liberatorie firmate all'ultimo dallo stuntman, preso dentro dal potere incontrastato dei produttori (quindi metacinema). E forse cambia poco anche la prospettiva di un team di auto da corsa finanziato dai soldi della mala, il cui boss crudele se la vedrà faccia a faccia con una maschera che è Bronson e Michael Myers assieme. C'è l'elemento amore che muove i passi del talentuoso e sanguinario pilota, cavalleresco, romantico, inarrestabile, addirittura mosso da sentimento paterno (e qui un'altra ellissi sul passato e la provenienza dell'uomo); dunque Eros e Thanatos ancora una volta a braccetto. E c'è l'apertura del finale, l'ennesimo sorprendente guizzo di un'opera solo apparentemente già vista e celebrativa, solo apparentemente sghemba e di routine, in realtà consapevolissima e figlia perfetta di una regia che sa imporre il suo marchio di fabbrica come raramente si percepisce in giro ai nostri giorni. A Cannes qualcuno ha capito.            

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati