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Opinione di barabbovich su La fuga di Martha





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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29/05/2012 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Saranno abbastanza le tre d'ore d'auto che Martha (Olsen) pone tra sé e l'abitazione dove ha vissuto per due anni, quella di una setta guidata da un epigono di Charles Manson (Hawkes)? Se lo domanda lo spettatore per buona parte di questo dramma psicologico dalla fortissima tensione e dai marcati accenti thriller, nel quale la giovane protagonista, inorridita da quanto accade nella setta dove è andata a vivere, fugge per stabilirsi in Connecticut, presso la bella abitazione della sorella (Paulson), una ultraborghese che vive con il marito sulla sponda di un lago. Il vero nucleo del film sta nel non detto tra le due congiunte: la più grande che vorrebbe sapere, e che forse intuisce qualcosa; Martha che nicchia, rimanendo imprigionata nell'angoscioso ricordo di quegli anni. Finale aperto. Arriverà il sequel? L'esordiente T. Sean Durkin, premiato al Sundance per la migliore regia, usa una ricca tavolozza di colori per dare corpo al travaglio interiore della protagonista. Dimentica però di curare l'aspetto cruciale che è all'origine della trama: la setta viene dipinta con una spruzzata di cliché (il capo carismatico, la sloganistica tanto vaga quanto perentoria, il lavaggio del cervello, la promiscuità, i riti iniziatici) ma lasciando sulle quinte la sua "missione".


SI

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