Napoli 24 (2010)
La trama
Ventiquattro registi napoletani raccontano, in frammenti di pochi minuti, la propria idea della città. Vicoli e periferie, mare e musei, neonati e centenari sono seguiti scegliendo chiavi che vanno dal poema visivo, all’intervista, al racconto breve. Un mosaico, una sfida: cogliere in un lampo una città complessa e inafferrabile.
L’impressione è mutevole, complessa come la sostanza, impreziosita da segmenti che si staccano dal suolo: navigando a pelo d’acqua in un’Odissea onirica narrata fuori campo, sfiorando amori immaginati su un mezzo pubblico, sospendendo quadri a mezz’aria di fronte alla finestra del Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina Napoli. Dalla storica trattoria Nennella alla casa della Principessa di Napoli con cui Sorrentino (soc)chiude il film: ancora una Visione dall’alto a comprendere un panorama indignato o fiducioso, chiassoso o solitario. Reale, necessario.
La recensione di FilmTv
Di Chiara Bruno - FilmTV n. 21/2012
L'opinione più votata
Di fefy scritta il 02/06/2012 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
, è un piccolo film che gira nelle sale (pochissime). E’ un film interessante, una storia emblematica di come vanno le cose del cinema (e della cultura) in Italia.
24 autori napoletani, quasi tutti sconosciuti ai più (ma uno dei 24 si chiama Paolo Sorrentino, un'altro Martone, un'altro Pietro Marcello, e altri sono giovani cineasti come Guido Lombardi, autore di Là-bas, premiato all’ultimo festival di Venezia). Ognuno di loro aveva tre minuti di film per raccontare Napoli, la traccia era libera. Il film, presentato un anno e mezzo fa al Festival di Torino, era sparito, ora – dopo lunga anticamera – esce in sala.
Ho trovato che in un modo tutto particolare è un film intenso ed emozionante, dove emergono mote contraddizioni e chiaroscuri, proprio come Napoli. Non è un caso, forse, che tra i migliori film su Napoli degli ultimi tempi ci siano dei documentari: Passione di John Turturro, e questo Napoli 24. Napoli non si può raccontare si può solo tratteggiare, la si può evocare per le sue mille contraddizioni, le sue bellissime bruttezze, quel "paradiso abitato da diavoli", come diceva Croce, che la descrive meglio di ogni altra espressione. Il film non prova a sposare una tesi, presenta invece un occhio aperto, curioso e appassionato, disposto ad esercitarsi sul bello (certe vedute del mare) come sul brutto (il maiale che cerca il suo cibo tra i rifiuti e poi "guarda in macchina"), sul kitsch un po’ disperato e fuori tempo (il matrimonio dei rom sotto l’autostrada), come sul sacro (l’inevitabile San Gennaro). E soprattutto lo fa cercando di rubare un’immagine di una Napoli che si rilancia sempre a partire da se stessa, quasi che la città fosse una riserva infinita di sguardi e di storie:
Se solo lo si potesse vedere un po’ di più in Italia. La storia distributiva di Napoli 24 è infatti una tipica storia italiana. Il film è uscito praticamente senza sostegno pubblicitario, venerdì 11 maggio: è "stato su" per una settimana in tre sole sale italiane (una a Roma, una a Bologna, una a Torino io l'ho visto ai fratelli Marx): nei primi sette giorni di programmazione ha totalizzato complessivamente, tra tutte e tre le sale, la bellezza di 943 spettatori..In Italia sempre di più i film si vendono attraverso la promozione, sempre di meno attraverso la curiosità, la passione, la cinefilia, che sono state uccise dal conformismo: in generale l’altro, l’alterità, la differenza sembrano valori fuori corso nell’industria culturale.
D'altra parte l’omologazione vince in sala come in libreria o nelle mostre d’arte. sarebbe bello e auspicabile credere in un mercato diversificato: ma bisognerebbe reagire al disastro della distribuzione, magari con qualche atteggiamento controcorrente. Per esempio col passaparola a volte funziona.
Chissà che un giorno non si cominci a pensare che come spettatori possiamo essere soggetti attivi di pensiero e di sguardo e non solo consumatori.
2 giugno 2012 Opinione di fefy su "Napoli 24"
Napoli 24 , è un piccolo film che gira nelle sale (pochissime). E’ un film interessante, una storia emblematica di come vanno le cose del cinema (e della cultura) in Italia. 24 autori napoletani, quasi tutti sconosciuti ai più (ma uno dei 24 si chiama Paolo Sorrentino, un'altro Martone, un'altro Pietro Marcello, e altri sono giovani cineasti come Guido Lombardi, autore di Là-bas, premiato all’ultimo festival di Venezia). Ognuno di loro aveva tre minuti di film per raccontare...
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