The Way Back (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in The Way Back: assente
Ritmo ritmo in The Way Back: presente
Impegno impegno in The Way Back: presente
Tensione tensione in The Way Back: presente
Erotismo erotismo in The Way Back: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a The Way Back

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a The Way Back (voti: 26 media: 3,42) 26

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locandina di The Way Back

Trailer Originale

The Way Back Trailer Originaleplay

22/06/2012

Il cinema che verrà (5): 01 distribution

 L’estate italiana si priva di Ridley Scott ma trova un Peter Weir … vecchio di quasi due anni. Quando nel dicembre 2010 presentavo i listini per la nuova stagione, lamentavo...

di degoffro

La trama

La storia di tre uomini che nel 1941 realizzarono un'impresa epica, raggiungendo l'India dopo essere scappati da un gulag siberiano e dopo aver percorso a piedi, senza alcun sostegno, ben 6500 chilometri, in condizioni estreme. In realtà però il gruppo era ben più numeroso. Sotto la guida di Janusz (Jim Sturgess), un polacco condannato sulla base di confessioni estorte alla moglie sotto tortura, erano in tutto sette gli uomini fuggiti, ai quali si aggiunse poi una ragazza nel corso del viaggio. Ma le condizioni estreme della fuga - il caldo dei deserti, la mancanza di cibo e di acqua, l'attraversamento della catena himalayana - fecero poi sì che il gruppo venisse decimato, portando anche alla necessità di confrontarsi con decisioni durissime. 

Nobile nelle intenzioni, l’opera soffre però di una tangibile mancanza di genuinità: Weir cerca il realismo nelle piaghe e nelle labbra spaccate dei suoi protagonisti, ma è nella sceneggiatura (e nelle memorie di Slavomir Rawicz che stanno alla sua origine, memorie tra l’altro non del tutto vissute in prima persona) e nella caratterizzazione dei personaggi che manca un cuore pulsante. Troppo hollywoodiani nelle dinamiche e forzatamente complementari. Lungo la strada non si perde il fascino dell’avventura, ma viene meno l’amore per i personaggi, fino a un finale (vogliamo credere imposto dalla produzione) posticcio e fuori luogo.

UN CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ POCO RACCONTATO

Ispirandosi al romanzo The Long Walk: The True Story of a Trek to Freedom di Slavomir Rawicz, Peter Weir affronta in The Way Back una storia in cui si intrecciano due differenti percorsi narrativi: da un lato il racconto carcerario e, dall'altro, l'odissea per la sopravvivenza di un gruppo di personaggi che, per 12 mesi e in un viaggio di oltre 6500 chilometri, si ritrovano a rivedere i propri comportamenti e le loro scelte in base alle rigide circostanze affrontate.

L'adattamento del libro, scritto nel 1956, era stato già opzionato dalla Warner per farne un film, prima con Laurence Harvey e poi con Burt Lancaster, finendo poi definitivamente nel dimenticatoio. La scelta di Weir di riportare in auge il progetto è stata invece dettata dalla volontà di raccontare gli orrori dello stalinismo, riflettendo sulle misure di un crimine contro l'umanità di cui difficilmente si parla. Nonostante siano stati avanzati dei dubbi sul reale percorso affrontato (secondo fonti storiche, è più probabile che dalla Siberia abbia raggiunto l'Iran e non la Mongolia, come fecero la gran parte dei polacchi arrestati in modo da poter ripartire poi con più facilità verso la loro madre patria), non vi è alcuna ombra sui crimini narrati e sull'efferatezza con la quale ebbero luogo. L'autoresistenza richiesta all'interno del gulag si traduce, per i protagonisti, in dipendenza reciproca durante la fuga, quando tutti per istinto di sopravvivenza sono costretti a rompere il proprio muro di solitudine e cominciare a dipendere l'uno dalle azioni dell' altro.  

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PERSONAGGI TRA STORIA E FINZIONE

All'interno del gulag, i prigionieri erano costretti prima a costruire i loro rifugi e dopo a sopravvivere con sole 1200 calorie al giorno a fronte di condizioni lavorative estenuanti. La speranza di vita era di un anno e le scelte possibili erano due: morire all'interno del recinto del filo spinato o morire tentando la fuga. I protagonisti in fuga di The Way Back sono quasi tutti innocenti, ingiustamente condannati per qualcosa che non hanno commesso, fisicamente e psicologicamente torturati ancora prima di arrivare nel gulag. La fuga è quindi la loro unica speranza di sopravvivenza, anche se sulle loro teste pende una taglia che alletta gli abitanti dei villaggi vicini, a cui basterebbe una loro mano o un loro piede per riscuotere il premio.

Sullo sfondo di scenari da mozzare il fiato, la trama gira intorno al personaggio di Janusz (Jim Sturgess), un giovane polacco la cui capacità di sopravvivenza lo renderà de facto il leader del gruppo di fuggitivi.

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LE IMPRESSIONI DEGLI ATTORI

Il primo attore a leggere una bozza della sceneggiatura di The Way Back è stato Colin Farrell, colpito sin da subito da due aspetti specifici della storia. Da un lato, su di lui ha esercitato gran fascino la vita all'interno di una struttura come il gulag, dove coesistevano prigionieri e carcerieri di differente origine ed estrazione. Dall'altro lato, invece, si è dichiarato colpito dal ritmo compulsivo del viaggio che costringe i personaggi a continuare a camminare per rimanere in vita, in un contesto che dà molti stimoli per fermarsi a pensare. Nonostante ciò,tuttavia,  nessun ruolo in un primo momento lo aveva del tutto convinto.

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A LEZIONE DI LINGUE E SOPRAVVIVENZA

Per essere più credibili, gli attori del cast sono stati anche invitati a imparare gli accenti delle lingue parlate dai loro personaggi: Saoirse Ronan e Jim Sturgess hanno studiato il polacco mentre Ed Harris e Colin Farrell hanno dovuto confrontarsi con la flessione russa, prendendo lezioni con l'aiuto dell'insegnante Judy Dickerson e di un attore bulgaro che parlava anche russo, una lingua primordiale che sembra quasi provenire dalle viscere e che riflette in sé le difficoltà di una terra climaticamente ostile. Inoltre, tutti quanti hanno dovuto immergersi nella storia con la "s" maiuscola, consultando testi e video di repertorio sui gulag e sulle epurazioni, oltre che documentarsi attraverso le testimonianze dei pochi sopravvissuti a quel periodo di terrore.

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I GULAG? IN ROMANIA

La ricerca meticolosa di Peter Weir degli effetti di realismo ha portato alla costruzione di un gulag nei pressi dei teatri di posa Boyana in Bulgaria, cercando di allontanarsi dal modello dei campi di concentramento tedeschi. Costruiti dagli stessi prigionieri che avevano fretta di avere un tetto sulle loro teste, i gulag non avevano linee regolari e venivano realizzati a tappe, presentando quindi una struttura finale disomogenea che lo scenografo John Stoddart ha provveduto a ricreare.

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La recensione di FilmTv

Di Ilaria Feole - FilmTV n. 28/2012

Nei suoi momenti più grandi, The Way Back è grande più dello schermo, quanto la vita: grande come i paesaggi sterminati che pochi registi sanno filmare, ma come certamente Peter Weir ha sempre saputo fare. Dalle steppe gelate della Siberia, dove sono confinati i prigionieri ostili al regime comunista, in fuga dal gulag, al deserto fatale della Mongolia, verso l’Himalaya e la libertà che sta dietro le montagne, nell’India degli inglesi, ogni squarcio di natura invade i confini dell’inquadratura e sovrasta lo sguardo. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di lorenzodg scritta il 10/07/2012 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto buono

   Peter Weir, regista australiano di lungo corso e con pellicole di grande slancio immaginifico ed emozionale, a sette anni dal suo ultimo lavoro (“Master and Commander: The Far Side of the World”), ci offre una storia (da un fatto vero) dove la fuga è il contraltare dell’inseguimento della natura sull’uomo. Un filo conduttore continuo e mai interrotto, un lungo corridoio di sguardi e di finestre sul mondo dove ogni balcone ci persuade del bello e dell’indefinibile in simbiosi con le schiumose mostruosità e le trappole vitali. La natura scandisce e rigurgita ogni fotogramma del suo cinema con metafore visive e scritture fagocitanti tutto mentre l’uomo vuole a tutti i costi indagare (“Picnic ad Hanging Rock”), interagire (“Gallipoli”), nascondersi (“The Last Wave”), superarsi (“Master and Commander…”) e, non per ultimo, estraniarsi e fingere (“L’attimo fuggente” e “The Truman Show “).    “The way back” è la prova inconfutabile della veridicità dell’immaginario di Weir: qualsiasi racconto deve partire da un assunto concreto (anche se deriva da antefatti leggendari o da passaparola) e da avvenimenti che possono aver segnato la storia (quella minima e imperscrutabile di Weir si ciba per rendere il rapporto ambiente-uomo silente e forte, stupito e angosciante). Pellicola di genere personale che diventa genere maestro per chi soggiace al destino e si perpetua nelle grinfie, ora dolci e ora dolenti, di un paesaggio dorato e ostile. Film dedicato a chi è riuscito a fare un ‘lunga marcia’ oltre il fino spinato fino all’arrivo dell’agognata libertà quella di un confine tolto dall’immaginario di stilistiche ovvietà e di orizzonti allineati; l’inquadratura non è mai da incorniciare e giammai un pretesto per un mero documentario di siti e di avamposti dimenticati e soggiogati dalla macchina da presa. E sì che la fotografia e il colore ricoprono in un velo sapiente lo scorrere lieve e addensato di ogni fotogramma e l’ostilità ‘naturae’ nasconde un’agognata speranza (‘è un miraggio’) e una dolce rinfresco (‘acqua, acqua…!’) come sempre il nemico, l’uomo che non conosci, ridà vita e leggerezza ad un cammino impossibile e ad un arrivo mai visto.
   Il 19 novembre 1939 il tenente Janusz (Jim Sturgess) dell’esercito polacco viene arrestato a Pinsk; viene denunciato come spia dalla moglie (una tortura è una confessione) e condannato ad anni di lavori forzati in un gulag siberiano (l’anno dopo). La sua permanenza in un simile posto (sperduto in tutti i sensi) non  gli fa veni re meno il pensare ad una fuga che sembra impossibile. Insieme a dei carcerati l’dea si  realizza  in   un  modo disperato e  insperato  (siamo nel 1941): i suoi ‘amici’ Khabarov (Mark Strong), Mr. Smith (Ed Harris) e Valka (Colin Farrell) sono quelli più ostinati nella loro ‘follia’ (la fuga dal gulag diventa un filo spinato reciso e nessun compiacimento ad un film di genere). ESPANDI +
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SI

Opinioni su The Way Back


24 febbraio 2013 Opinione di GARIBALDI1975 su "The Way Back"
GARIBALDI1975

Poteva essere un buon prodotto, ma il risultato finale è mediocre! I PRO: discreta regia e ottime le ambientazioni in esterna (va behh, i goullag erano di loro orribili), la fotografia sui diversi paesaggi è eccellente. La trama è intrigante, ma non sfruttata a dovere. CONTRO: sceneggiuatura scandalosamente piatta e banale (è la rovina del film), personaggi per nulla caratterizzati (fatta eccezione -guarda caso- per "Mister" l'unico americano). Molti degli interpreti sembrano manichini,...

voto al film: GARIBALDI1975 assegna il voto mediocre a The Way Back (2010)

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29 gennaio 2013 Opinione di giorgiobarbarotta su "The Way Back"
giorgiobarbarotta

Fuga dal gulag e in cammino nelle estreme terre selvagge. Un manipolo di prigionieri scappa dall'inferno della reclusione dittatoriale comunista e si getta a capofitto, a costo della vita ("morire sì, ma da uomo libero"), nell'impervia e proibitiva natura siberiana. Dapprima il Generale Inverno, con gelo, fatica e fame a farla da padroni, poi la clandestinità e l'interdipedenza coatta, infine le distanze e la necessità di dover raggiungere Mongolia e India, passando per deserto del Gobi,...

voto al film: giorgiobarbarotta assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)

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22 settembre 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "The Way Back"
Carlo Ceruti

Non pienamente riuscito. Alla lunga l'avventura diventa stantia e ripetitiva ed i personaggi sono troppi e poco approfonditi. Rimangono impressi solo la donna polacca e Colin Farrell, stalinista sopra le righe. Tabellino dei punteggi di Film Tv ritmo:2 impegno:2 tensione:2

voto al film: Carlo Ceruti assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)


16 agosto 2012 Opinione di barabbovich su "The Way Back"
barabbovich

Nel 1941 un gruppo di deportati fugge dai gulag siberani per tentare di raggiungere a piedi il confine con la Mongolia. Neve, deserto, siccità, lupi, una ragazza polacca (Ronan) che si aggiunge al gruppo: alla fine arriveranno in tre. Dopo un lungo silenzio (dai tempi di Master & commander) Peter Weir torna dietro la macchina da presa con il suo terzo film d'avventura (gli altri sono Mosquito coast e lo stesso Master & commander). Le cose funzionano a meraviglia nella prima parte,...

voto al film: barabbovich assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)

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26 luglio 2012 Opinione di imago54 su "The Way Back"
imago54

I produttori del National Geographic hanno fatto realizzare all'avatar di Weir un corso di sopravvivenza al treaking, formidabile il sapone con il grasso dell' animale. Geniale l'ultima scena: Per capire che siamo in India il sosia di Nerhu ( e siamo ancora nel 1941)  dice Namastè mentre il poliziotto gli chiede il passaporto.....

voto al film: imago54 assegna il voto mediocre a The Way Back (2010)


22 luglio 2012 Opinione di miss brown su "The Way Back"
miss brown

Nei credits iniziali campeggia THE NATIONAL GEOGRAPHIC e questo purtroppo interferisce pesantemente con tutto film. La storia più o meno romanzata (ma in fondo non è importante) dell'evasione di un giovane polacco e altri 6 prigionieri di varie nazionalità da un gulag sovietico è letteralmente "annegata" in un interminabile documentario sulle meraviglie dell'Asia centrale. Dopo alcuni mesi di permanenza in un lager in condizioni di vita intollerabili, la fuga: inizia nell'inverno 1941...

voto al film: miss brown assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)

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15 luglio 2012 Opinione di alan smithee su "The Way Back"
alan smithee

La firma esclusiva di Peter Weir si associa ormai sempre ad un vero e proprio avvenimento cinematografico: basta riguardare la sua notevole pur se non fitta filmografia per rendersi conto che ci troviamo di fronte ad un uomo di cinema che ha segnato decisamente il suo cammino con opere importanti, intense, che spesso hanno richiesto sforzi umani, economici e mentali davvero notevoli, spesso peraltro ripagati da successi e consensi sia di critica che di pubblico. Weir e' un cineasta che...

voto al film: alan smithee assegna il voto sufficiente a The Way Back (2010)

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13 luglio 2012 Opinione di kolla30 su "The Way Back"
kolla30

FILM COINVOLGENTE...INTERPRETAZIONI STUPENDE, PAESAGGI MERAVIGLIOSI! DA NON PERDERE!

voto al film: kolla30 assegna il voto ottimo a The Way Back (2010)



13 luglio 2012 Opinione di nibbio su "The Way Back"
nibbio

Che grandissimo regista che è Peter Weir! Ed anche questa volta, pur con qualche ridondanza e qualche luogo comune di troppo, propone un film eccezionale, che purtroppo viene distribuito in poche copie ed in un periodo non proprio fortunato. Un lungo esodo verso la libertà. Non aggiungo altro 

voto al film: nibbio assegna il voto buono a The Way Back (2010)


11 luglio 2012 Opinione di PompiereFI su "The Way Back"
PompiereFI

Un gruppo di persone, composto ora da 6 ora da 7 individui, secondo un’alternanza che sembra ricondurre alla precarietà di un nucleo familiare, fugge da un gulag siberiano all’inizio della seconda guerra mondiale. L’evasione così imbastita sembra rivestita da un’indole quasi estemporanea: i latitanti non si raccontano quasi niente di se, non si fidano, fanno progetti itineranti ma in pochi credono di poter arrivare alla meta del lago Baikal e poi oltre, fino ai confini mongoli....

voto al film: PompiereFI assegna il voto ottimo a The Way Back (2010)

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