Opinione di Stuntman Miglio su Matrimoni e altri disastri
Con Fabio Volo, Margherita Buy, Luciana Littizzetto, Marisa Berenson, Francesca Inaudi, Mehmet Günsür, Mohammed Bakri, Massimo De Francovich, Elisabetta Piccolomini, Stefano Abbati, Antonio Petrocelli
- negative [17]
- sufficienti [4]
- positive [3]
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Sul film
In tutta sincerità mi chiedo cosa abbia spinto Nina Di Majo ad abbandonare quello che era un percorso promettente e tutto sommato già riconoscibile per approdare ad un tipo di commedia già abusato ed inevitabilmente senza idee. Dopo "Autunno" e "L'inverno", pellicole drammatiche non folgoranti ma promettenti, questo "Matrimoni e altri disastri" è un clamoroso passo indietro. Nonostante un cast di richiamo ed un budget più consistente del solito, la terza pellicola della regista napoletana non ha mordente ed affoga inesorabilmente in un oceano di stereotipi e prevedibilità. La vicenda ruota attorno ai preparativi di un matrimonio; quello di Bea, volubile e viziata secondogenita di un' agiata famiglia fiorentina e di Alessandro, manager rampante ed arrogantello con il piglio da gigolo. I due, presi da molteplici impegni professionali e non, sono ad un passo dal rimandare le nozze quando i genitori di lei costringono la sorella maggiore Nanà a prendere il posto della sposa nell' organizzazione dell'evento. Per quest' ultima, aspirante poetessa dalla travagliata vita sentimentale, l' irruzione nella vita di coppia altrui sarà occasione per fare chiarezza su ambigue dinamiche famigliari, prendersi qualche rivincita personale e perchè no, magari sistemarsi anch'essa a livello affettivo. Il film procede in maniera lineare, senza sussulti o colpi di scena, alimentandosi esclusivamente delle prove dei suoi protagonisti che però non brillano come dovrebbero. Margherita Buy probabilmente non ne potrà più di questi ruoli e Fabio Volo è meno incisivo e simpatico del solito ; sarà per via di un copione piatto e scarsamente dotato d'ironia ma non è un caso se addirittura la Littizzetto passa del tutto inosservata. Scialbo è l' aggettivo che più mi viene in mente parlando di questa pellicola, come scialbe sono le critiche sia al mondo snob di certi intellettuali che a quello materialista degli imprenditori fai da te. Scialba è la Firenze da cartolina che s'intravede sullo sfondo e scialbo è il perbenismo accomodante di un finale che rimette tutti i pezzi al loro posto. Mi auguro vivamente che la Di Majo possa presto tornare sui suoi passi.
Commenti
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4 aprile 2011, 10:57 di bradipo68
Ho letto da qualche parte che questo film è stato girato nel 2008 e poi è rimasto nei magazzini per circa due anni.Un motivo ci sarà stato...
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4 aprile 2011, 20:44 di M Valdemar
e allora potevano pure lasciarlo lì ...
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4 aprile 2011, 20:46 di Stuntman Miglio
Effettivamente non stento a crederci. Un vero e proprio fondo di magazzino.
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5 aprile 2011, 09:15 di dedo
Se vogliamo fare una classifica, sono più i fondi di magazzino che riusciamo a vedere in TV, e non ne parliamo per pudicizia, rispetto ad opere di maggiore consistanza
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