Il rifugio (2009)
Con Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte, Melvil Poupaud, Claire Vernet, Jean-Pierre Andréani, Marie Rivière, Nicolas Moreau, Emile Berling, Maurice Antoni
La trama
Louis (Melvil Poupaud) è un giovane di una agiata famiglia parigina caduto nella spirale della droga. Insieme a Mousse (Isabelle Carré) trascorre una serata di amore e di eccessi nel suo appartamento. Il mattino dopo lui è morto per overdose e lei è in stato di incoscienza. È così che li trova la madre di Louis, che non aveva idea della china presa dal figlio. Poco dopo si scopre che Mousse è rimasta incinta di Louis. La ragazza, malvista dalla madre di Louis, decide di allontanarsi da Parigi e, contro a ogni consiglio, di tenere il bambino.
Scocciano, del cinema di Ozon, certe forzature simboliche e alcune figure troppo scritte ed esemplari, ma bisogna riconoscergli un talento truffautiano nel saper descrivere stati d’animo solo attraverso il rapporto uomo-natura. Il rifugio è l'ideale conclusione di una trilogia cominciata con Sotto la sabbia (2000, a tutt’oggi, suo capolavoro) e proseguita con Il tempo che resta (2005).
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 34/2010
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 01/03/2012 - utile per 26 utenti
Voto al film: 
Questa volta e inaspettatamente, il nostro singolarissimo “creatore di immagini e di emozioni” sembra però voler recuperare un tono più intimista, sofferto e pacato che lo porta di nuovo a percorre una strada molto diversa rispetto al quasi contemporaneo Ricky che immediatamente lo precede (uno spaccato sociale di straordinario impatto, fantasticamente grottesco e quasi surreale) e allo scanzonato Potiche – la bella statuina che è venuto subito dopo, ma anche alla “romanzata ricognizione cinefila” di un film quasi fuori dal tempo e dalle mode come Angel.
Vero e proprio enfant terrible del cinema francese, Ozon lascia infatti per una volta un po’ in disparte la seduzione che l’eros ha spesso esercitato su di lui, qui ridotta a labili ed episodiche tracce comunque molto significative e importanti, ed evita soprattutto di ricorrere a sterili virtuosismi autoreferenziali che hanno caratterizzato non sempre in positivo alcune delle sue precedenti fatiche, per tornare a indagare i fantasmi oscuri di Thanatos che rappresentano un’altra delle ricorrenti ossessioni che attraversano la sua variegata filmografia.
Con un’economia espressiva all’insegna della sottrazione che ha solo qualche piccolo cedimento e un insolito stile lineare molto controllato e privo di orpelli che si dimostra particolarmente efficace ed avvolgente soprattutto nella prima parte, il regista condensa così la storia di Mousse, di Louis e di Paul e la racchiude dentro un anomalo melodramma asciugato e rarefatto che si colloca proprio nelle vicinanze (anche come tematica esistenziale) di alcune delle sue opere più sentite e partecipate come Sotto la sabbia (sofferta cronaca di una scomparsa, a mio avviso il suo risultato più denso e misurato), e soprattutto Il tempo che resta, tanto per intenderci, con le quali - formando quasi una specie di ideale trilogia - condivide analoghe tensioni (ma senza raggiungere un climax emotivo altrettanto coinvolgente).
Anche questa è infatti una storia dolorosa e profonda che, partendo da una questione molto sentita dal regista (quella dell’elaborazione di un lutto), finisce per svilupparsi ed intrecciarci intorno a mancanze, bisogni e sentimenti molto differenziati che uniscono e contrappongono i personaggi principali del racconto, per arrivare così ad offrire allo spettatore una ulteriore, approfondita e lucida analisi sulla evidente (ed anche terribile) difficoltà di sopravvivere a una perdita e sulle differenti modalità che ognuno di noi ha e mette in atto per fronteggiare un siffatto, devastante evento. ESPANDI +
18 marzo 2013 Opinione di jonas su "Il rifugio"
Una tossicodipendente, scampata a una dose di eroina tagliata male che è costata la vita al compagno, scopre di essere incinta. La madre di lui preme per farla abortire, ma lei decide di tenere il bambino, inizia a disintossicarsi e si rifugia in una casa al mare, dove la raggiunge il fratello del morto. Il solito Ozon: fa intravedere una storia intrigante, poi però lascia parzialmente delusi. Nel caso specifico: il film approda a un finale spiazzante, ma in fondo non molto diverso da...
voto al film: 
20 ottobre 2012 Opinione di supadany su "Il rifugio"
Francois Ozon continua il suo percorso cinematografico molto prolifico, spaziando su temi e registri espositivo-narrativi assai differenti tra loro, finendo con lo spiazzare. Ciò rimane un aspetto molto positivo e questo film, pur non avendomi entusiasmato, possiede comunque delle qualità non indifferenti. Mousse (Isabelle Carrè) scopre di essere incinta proprio mentre viene a conoscenza che il suo compagno Louis (Melvil Poupaud) è morto per overdose e che lei si è salvata per...
voto al film: 
17 giugno 2012 Opinione di manuel88 su "Il rifugio"
ma quanto è bello il cinema francese! IL RIFUGIO è un film autentico,dolce-amaro che parla di come sia difficile affrontare i propri demoni e di come spesso rialzarsi sia un processo lento, a volte impossibile. Il ruolo principale è qui affidato alla bravissima Isabelle Carrè,protagonista di tanti film, la maggior parte ancora inediti in Italia...purtroppo. La storia è una di quelle destinata a lasciare il segno...Luoise è un tossicomane di buona famiglia, si fa di eroina con la sua...
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1 marzo 2012 Opinione di spopola su "Il rifugio"
Con Il rifugio prosegue il personale, eclettico e spesso “spiazzante” viaggio dentro al cinema del prolifico regista e sceneggiatore francese François Ozon qui (se non erro) alla sua undicesima tappa di un percorso d’autore di tutto rispetto soprattutto per la qualità complessiva dell’inusuale registro espressivo utilizzato, l’anticonformismo che lo pone sempre e comunque al di fuori di ogni convenzione consolidata, la sensibilità un po’ corrosiva e la duttile versatilità...
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21 novembre 2010 Opinione di OGM su "Il rifugio"
Delusione e sconcerto: ecco cosa si prova davanti ad un Ozon che, inopinatamente, realizza il perfetto punto d’incontro tra il declino della nouvelle vague ed il trionfo dei fratelli Muccino, attraversando lo spirito del Povia di “Luca era gay”. Questo autore, che già in altre occasioni, e soprattutto ne Il tempo che resta, si era mostrato attratto dal tema degli amori “trasversali”, stavolta costruisce, intorno a quella idea, il classico film...
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8 ottobre 2010 Opinione di maghella su "Il rifugio"
Ero partita a vedere questo film piena di buoni proprositi, purtroppo mal riposti. Fin dall'inizio il film mi è sembrato scollegato tra una prima parte e la seguente, ci sono personaggi che nel primo tempo appaiono ben delineati ed importanti che vengono completamente abbandonati o appena accennati nella seconda parte, c'è un tema musicale di una canzone , che dovrebbe collegare un po' il tutto, che proprio non ce la fa a prendere emotivamente come pretenderebbe, alcune scene...
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15 settembre 2010 Opinione di ligeti su "Il rifugio"
Come nel precedente Ricky di Ozon, anche ne Il rifugio c’è un bambino. In questo caso, però, non è il centro della storia, anche perché verrà alla luce solo nel finale. Mousse e Louis sono due eroinomani. Lui muore di overdose all’inizio del film, e lascia lei sola e incinta. Nonostante i genitori di Louis le chiedano di abortire, Mousse si rifiuta di farlo e si ritira in solitudine in una villa in riva al mare, il rifugio del titolo....
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11 settembre 2010 Opinione di fefy su "Il rifugio"
I temi di Ozon ci sono tutti e a me personalmente interessano tutti. Eppure questa pellicola dall'ambientazione come sempre efficace e dalla raffinatezza di regia è come un'impasto realizzata con ottimi ingredienti mal dosati....ne esce una torta piatta e asciutta che mangiandola ti vien da pensare peccato! con questo cioccolato cosi' buono, con questo burro cosi' delizoso..eccetera eccetea....Ozon tornerà a sorprenderci, è regista sensibile, delicato intelligente ed...
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29 agosto 2010 Opinione di lao su "Il rifugio"
Uomini e donne, eterosessuali ed omosessuali, borghesi ed emarginati, raccontati dal regista eclettico Ozon nel “Rifugio"sono in realtà transfughi dalle classe sociale di provenienza nonché da ruoli, etichette e mestieri imposti: turisti senza itinerario prestabilito veleggiano sul vasto oceano non troppo lontano dalle rassicuranti coste, scrutano l'orizzonte per trovare punti di approdo, vi si fermano per una breve sosta e poi,...
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27 gennaio 2010 Opinione di shadgie su "Il rifugio"
con qualche leziosità, preziosismo e bella immagine di troppo. ma tant'è: la refugéè (il rifugio) nasce dalla vita dei ricchi, e dalla costola dei dannati. con quest'ambiente e queste suggestioni deve convivere. si ricerca una gradevolezza, un continuo contatto e un risorgere al mondo quando l'amore è morto. i due protagonisti, che non possono amarsi, si avvicinano strettamente perchè sembrano indispensabili l'una all'altra, in una bellissima oasi di niente. quando però il calore...
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