Gran Torino (2008)
Con Clint Eastwood, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Dreama Walker, Brian Haley, Brian Howe, Doua Moua, Nana Gbewonyo, Sarah Neubauer, Christopher Carley
12/06/2012
Clint Eastwood, Jamie Cullum e (la) "Gran Torino"...
Vecchiaia, giovinezza intrecciata, maturità "scorticata", scorze del Cuore e il suo raggrinzito, arrugginito "arrotarla", rodarsi ancora, arrotolarsi nel fango delle disillusioni e...
di Travis Bickle 1979
La trama
Il veterano della guerra di Corea Walt Kowalski, ormai da lungo tempo in pensione, si impegna per cercare di raddrizzare la vita al suo giovane vicino, un ragazzo asiatico senza padre che ha cercato di rubargli l'auto, una prestigiosa Ford Gran Torino del 1972, per riuscire a essere ammesso in una gang giovanile.
Incredibilmente stratificato, Gran Torino torna sul tormentato rapporto con Dio, già accennato in Million Dollar Baby; sulla contemplazione disperata di un tessuto politico e sociale devastato, come in Changeling; sulla necessità di lottare con i propri demoni per salvarsi l’anima, come in Gli spietati. Soprattutto, definisce una figura tragica straordinaria, Kowalski, titanico nella sconfitta e nella resurrezione.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 10/2009
Clint Eastwood e l’ideale di una civiltà che coincide con il Sogno americano più autentico e per questo utopistico. Un cineasta capace di elaborare il senso del tragico per tentare di fare (ri)nascere una Nazione
L'opinione più votata
Di yume scritta il 15/10/2010 - utile per 27 utenti
Voto al film: 
Walt Kowalski (citazione da Brando del Tram che si chiama Desiderio) prende le distanze da tutti (“non chiamarmi Walt, io sono il signor Kowalski”), vive da vecchio misantropo reduce dagli incubi della guerra in Corea, di cui conserva cimeli e angosce non rimosse, dove “ti danno una medaglia per aver ucciso un uomo” e la cosa peggiore che fai “non è quella che ti hanno ordinato di fare”.
Emblematico quel gesto, ripetuto, di sparare solo con la mano. Walt guarda con odio i vicini vietnamiti (“musi gialli”), membri di un’etnia Hmong trascinata lì dalla guerra del Vietnam in cui erano stati alleati degli americani, osserva con malcelato fastidio i nipoti deficienti con piercing, i figli, grossi e ottusi borghesi, il pretino infervorato che vorrebbe ricondurlo all’ovile e che sopporta solo per il ricordo dell’adorata Dorothy (il suo funerale apre il film sommessamente).
Kowalski fuma una sigaretta dopo l’altra, sputa sangue, beve birra e ama solo due cose: la vecchia cagna e la sua Gran Torino del ‘72, lucida come appena uscita dal concessionario, unici affetti buoni a scalfire con un ricordo di sorriso quella faccia rugosa, dura come una pietra. Eppure siamo tutti subito dalla sua parte, le battutacce al vetriolo vorremmo essere capaci di dirle noi e sorridiamo, tifiamo per lui e alla fine scopriamo perché.
Walt è un uomo a tutto tondo, uno che ha vissuto ed è arrivato al capolinea del suo lungo viaggio al termine della notte. Qui troverà ancora ad aspettarlo quella necessità che costringe ogni uomo vero a misurarsi con sé stesso.
Ammetterà, brontolando, di somigliare più ai vicini asiatici che ai suoi figli, la piccola Hmong continuerà a chiamarlo allegramente Wally e a fargli cuocere bistecche sul suo barbecue (“bistecche di cane!” ringhia Walt e gli occhi gli brillano), e Thao, il timido e irresoluto, sarà preso sotto la sua ala protettrice di vecchio cane ringhioso.
Contro il mondo, là, per le strade di una specie di Bronx, dove rischi la pelle ogni volta che passi. Il senso di tutta la sua vita convergerà nella scena finale, di lirismo estremo, per sciogliersi poi nella visione di una distesa d’acqua (un lago, il mare?) inaspettata, dopo tanto claustrofobico sviluppo in brevi spazi interni o in esterni fortemente chiaroscurati. Poca luce nei film di Clint, ma quando arriva fa chiudere gli occhi dallo splendore.
E mentre scorrono i titoli di coda sulle note di una magnifica canzone, passano rare automobili su quel lungolago/mare che la macchina riprende dall’alto, e magari prima o poi passerà anche la Gran Torino, sempre fiammante, guidata da Thao.
Paola Di Giuseppe www.viadelcinema.it
- negative [15]
- sufficienti [17]
- positive [184]
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9 giugno 2013 Opinione di giulmar su "Gran Torino"
Solo un vecchio che ha vissuto veramente la vita come Kowalski (Clint) può insegnare a vivere. Ma egli non lo fa con le parole, lo fa con quello sguardo incazzato di chi ha inquadrato bene la realtà, altro che le belle parole del reverendo, è convinto che la società è marcia senza alcuna possibilità di salvezza, i figli, una grande delusione, e lui vive in maniera semplice, sui ricordi, sui suoi valori, con la sua auto la "Gran Torino" fregandosene di tutti. Poi accade qualcosa,...
voto al film: 
1 febbraio 2013 Opinione di cheftony su "Gran Torino"
È appena rimasto vedovo dell'adorata Dorothy, il vecchio burbero Walt Kowalski (Clint Eastwood), veterano di origini polacche della Guerra di Corea, operaio della Ford in pensione, razzista incallito e in rapporti pessimi con i due figli maschi e i nipoti. A turbare la sua vita da vedovo nella periferia del Michigan, teatro di una grande ondata di immigrazione, subentra inizialmente il giovane pretino rossiccio Janovich (Christopher Carley), che aveva promesso alla povera Dorothy che un...
voto al film: 
8 gennaio 2013 Opinione di GARIBALDI1975 su "Gran Torino"
Che peccato ... Clint Eastwood è bravo ... ma non riesce a chiudere il messaggio ... ad entrare nell'animo umano come regista. Eastwood è un bravissimo attore, ma in questo film ha fornito la prova provata che quando dirige la regia fa recitare a se stesso la sua stessa caricatura. La regia è sin troppo statica. Il film non vola, se non per qualche scena. Esilaranti sono quelle dal barbiere italiano e qualla in chiesa prima della confessione. Finale che ti lascia l'amaro in bocca. Voto 6+
voto al film: 
14 novembre 2012 Opinione di glm su "Gran Torino"
Clint è vecchio ma non ancora rinconglionito,infatti per uno uno della sua età è decisamnete in forma e domina da par suo la scena di questa pellicola,il suo persoaggio è razzista e brontolone e non approva l'atteggaimento dei nipoti che al funerale dell’ amata moglie se ne fregano della morte della suddetta,allora nno può far altro che isolarsi e strsene per conto suo visto che anche con i figli le cose non vanno ntanto benen,quindi si interessa soltanto della sua vecchia...
voto al film: 
4 novembre 2012 Opinione di chribio1 su "Gran Torino"
Basare la Storia del Film sull'esile trovata del rilancio di un bambino Coreano da raddrizzare,mi sembra un po' troppo avvilente e troppo banale.voto.4.
voto al film: 
31 ottobre 2012 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Gran Torino"
I ricordi delle rughe giovani, eterne nell'immacolata innocenza dei sogni da salvaguardar guardinghi Ora, sfila davanti a me, sempre una costante insonne, il volto levigatamente "cavernoso", appassito, ischeletrito di Walt Kowalski, un monumento di bionda asciuttezza argentata nel Clint Eastwood della sua feroce malinconia "senile" solo di parvenza "sparviera". Di sparatorie "fraintese", di rese dei conti d'una metropoli sgangherata nei volti "bendati", o troppo "scoperti", di...
voto al film: 
14 settembre 2012 Opinione di mariogri su "Gran Torino"
Il vecchio Clint ha colpito ancora:gran Torino e' un capolavoro in cui solitudine, fede, famiglia e discriminazione razziale sono trattati con passione, senza retorica ma grande professionalita'. Il veterano di guerra chiamato a cimentarsi con i valori veri che hanno dato un senso alla propria esistenza fornisce una spendida lezione di vita e da' una risposta certa alle inquietudini ed ai tornmenti che affaticano e mettono alla prova il coraggio e la lealta' di un individuo. Da vedere e...
voto al film: 
27 agosto 2012 Opinione di Travis su "Gran Torino"
Con l'eleganza e la semplicità formale di un grande del cinema classico Eastwood ripercorre la storia di un uomo che ricorda in parte quella del William Munny de "Gli Spietati". Un vecchio burbero pieno di rancori e di dubbi sulla propria fede e sulla propria famiglia è costretto a fronteggiare una gang che ha preso di mira i vicini di casa asiatici. Inizialmente diffidente e scontroso comincia però ad affezionarsi al ragazzino e all'intera famiglia, aiutandoli quindi in una situazione...
voto al film: 
26 agosto 2012 Opinione di ezio su "Gran Torino"
Il canto del cigno di Clint Eastwood su una ambientazione attuale fatta di immigrazione multietnica e un mondo votato alla violenza e scarsa integrazione sociale e umana.Un finale quasi da vittima sacrificale a conferma che pare quasi impossibile che l'attore abbia dato l'addio alla recitazione in prima persona nei suoi film.Per me rimane un film imperdibile in modo assoluto.
voto al film: 
16 agosto 2012 Opinione di GIMON 82 su "Gran Torino"
Con "Gran Torino" il buon vecchio Clint sembra aver "Chiuso un cerchio",registico e attoriale s'intende.Vedendo il film è doveroso chiedersi se ci si trova semplicemente al "Gran cinema" o piu' lecitamente al "Grand Eastwood". Il film di Eastwood è di quelli pompati di Autarchia pura,non di quella retorica o politically correct dei Kennedy,dei Luther King o piu' recentemente dei manifesti "Reaganiani".No "Gran Torino" vive di una luce propria,illuminata da uno splendido interprete e...
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