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    Frost/Nixon. Il duello

    Regia di Ron Howard vedi scheda film

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    La recensione

    di FilmTv Rivista
    8 stelle

    Non siamo pochi (ma neanche tantissimi) a credere che il regista di Apollo 13, Fuoco assassino, The Missing non sia semplicemente un robusto filmaker abilissimo nella micidiale navigazione nel mainstream hollywoodiano, bensì una personalità vicina a quei registi degli anni 40 capaci come Richard Fleischer di non sbagliare quasi nessun genere, e allo stesso tempo di affondi sorprendenti nell’intimità dei personaggi (come Robert Mulligan, per citare il nome di un grande scomparso di recente e ingiustamente sottovalutato). Quanti registi, oggi, possono dire di aver iniziato guardando al lavoro Don Siegel (Howard era attore in Il pistolero)? Frost/Nixon. Il duello è uno dei suoi film più belli e rischia di trasformarlo inesorabilmente in un autore. La pièce di successo di Peter Morgan da cui è tratto il resoconto di un exploit mediatico sul quale nessuno voleva scommettere (l’incontro di un comedian televisivo senza alcuna reputazione giornalistica con il presidente americano più odiato all’indomani della sua vergognosa débâcle politica e personale), trasforma l’avvincente duello nella dimostrazione che lo spettacolo può attingere alla verità più di qualsiasi processo. Verranno visti in Tv da più di 45 milioni di persone. Il primo riuscirà, anche se per un attimo, a ottenere il fantasma di quella confessione che nessun prestigioso columnist o Corte Suprema erano riusciti a strappare, il secondo a dominare la scena con un talento leonino da politico di straordinarie risorse intellettuali e dialettiche. Howard, tra un aperitivo su un Concorde e una riunione sulla West Coast, evoca i favolosi Seventies con precisione e sensualità, ma la sua arma vera è la frugale devozione con la quale tratteggia i protagonisti che lottano con eleganza, inconfessabile angoscia e senza esclusione di colpi. Michael Sheen e Frank Langella (una vita da caratterista indistruttibile), che avevano già animato i personaggi sulla scena, devono a questo film una promozione definitiva nella serie maggiore del firmamento del cinema. Se la meritano tutta. Non c’è un piano d’ascolto o una pausa davanti o lontano dalla telecamera che non riempiano di una corrente invisibile di ambizione, ironia, timore, destrezza, sussulto del cuore o della mente imbrigliati dalle parole.

     

    Recensione pubblicata su FilmTV numero 5 del 2009

    Autore: Mario Sesti

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