Opinione di Snaporaz68 su Ladri di biciclette
Con Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola, Lianella Carell, Elena Altieri
- negative [1]
- sufficienti [4]
- positive [52]
- leggi tutte le opinioni
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
DACCI OGGI (E ANCHE DOMANI) IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO
Ancora oggi, dopo quasi sessanta anni dalla sua uscita, questo film mantiene intatto il fascino e la potenza lirica che lo contraddistinguono. E pensare che quando comparve nelle sale, i critici lo stroncarono come vergogna dell’Italia (perché, come diceva il grande Minosse Giulio Andreotti, “i panni sporchi si lavano in casa”) salvo poi rivalutarlo un anno dopo, quando l’Academy Awards gli consegnò l’ambito riconoscimento dell’Oscar come miglior film straniero.
Perché Ladri di Biciclette funziona? Perché attraverso una storia molto semplice (il furto di una bicicletta si trasforma, per il neoassunto attacchino Antonio, in qualcosa di esiziale perché determinerebbe la perdita irreversibile di un lavoro atteso per ben due anni) viene costruito dalle mani sapienti di Cesare Zavattini e altri cinque sceneggiatori (tra cui lo stesso De Sica e Suso Cecchi D’Amico) un apologo perfetto sulle difficoltà esistenziali e i grandi problemi occupazionali nell’Italia del dopoguerra. Lo sguardo è lucido e impietoso (e solo raramente scade nel retorico): in questo girovagare peripatetico per le strade di una Roma ancora diroccata e ferita, Antonio e il figlioletto Bruno incontrano ostacoli e ostilità. I poteri costituiti, lo Stato con la sua polizia inefficiente e la Chiesa con la sua solidarietà da Pie donne della Domenica, non fanno che isolare i nostri due protagonisti. Il ritratto della nostra Italietta tra orrore e folclore è completato dalla rappresentazione della domenica calcistica (fatta di commenti e di folla allo stadio) e del ricorso all’irrazionale quando le cose si mettono male (con la splendida scena della maga sorniona che risponde alle richieste sul destino della bicicletta rubata con un tragicomico :”O la trovi subito, o non la trovi più!”). Un'altra dimensione da sottolineare è quella della folla: asfissiante, terribile.
Che si aspetti la propria chiamata al collocamento, che si salga su un autobus o si esca da uno stadio, che si guardi una buffa rappresentazione teatrale o si difenda un manigoldo dalle giuste accuse di furto, la sensazione è di soffocamento e di annullamento della personalità. Antonio non vuole essere folla, vuole un lavoro proprio per uscire ed emergere da questo magma fluttuante e mediocre (a volte davvero spietato) e quella bicicletta è indispensabile per attaccare i manifesti di Rita Hayworth ai muri e vivere decentemente. I sogni di Antonio riassunti in quel conteggio di paghe e straordinari fatto in trattoria con il figlio Bruno (sotto l’occhio supponente e razzista del bambino ricco che mangia la mozzarella in carrozza) si stanno volatilizzando per il gesto di un altro disperato, povero ed epilettico, protetto perfino dalle prostitute in una “casa chiusa”. Senza la bicicletta i sogni si stanno scollando pezzo a pezzo dai muri, come manifesti appiccicati male.
La bravura degli sceneggiatori è la costruzione a piramide del film tutta convogliata nel giustificare in parte il gesto disperato dell’uomo e nello spostare il punto di vista sugli occhi del figlio.
Lo sguardo del piccolo Bruno (che la mdp segue da sinistra verso destra in maniera impeccabile) che registra il patetico furto del padre e il successivo linciaggio della folla (The Crowd ultimo film muto di King Vidor del 1928 è la fonte di ispirazione di De Sica sia per Sciuscià che per Ladri di Biciclette) è uno dei momenti più alti di tutto il cinema del dopoguerra. De Sica non è Rossellini, naturalmente. Ma in questo film è perfetto.
Alberto Sordi doppia il verniciatore di biciclette a Porta Vittoria.
Determinante la scelta di affidarsi ad attori non professionisti, sostituendo Cary Grant con Lamberto Maggiorani e utilizzando il piccolo Enzo Staiola in maniera cinica (sul set venne fatto piangere sul serio da un irreprensibile e determinato Vittorio De Sica).
Commenti
-
27 maggio 2012, 14:04 di GIMON 82
Straordinaria analisi di un film epico e determinante per il nostro cinema.Complimenti!
cancella commento cancella commento e blacklista GIMON 82 -
31 maggio 2012, 14:22 di lorenzodg
Film straordinario, struggente e capisoldo del neorealismo. L'ennesima volta..come la prima! E' solo dei capolavori immortali!
cancella commento cancella commento e blacklista lorenzodg
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 6/5 al 12/5
- 1 Iron Man 3 1.391.422,00
- 2 Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe 757.187,00
- 3 La Casa 493.423,00
- 4 Effetti collaterali 459.977,00
- 5 Mi rifaccio vivo 370.779,00
- 6 L'uomo con i pugni di ferro 299.269,00
- 7 Viaggio sola 249.229,00
- 8 Attacco al potere - Olympus Has Fallen 210.262,00
- 9 Snitch - L'infiltrato 152.039,00
- 10 Miele 142.299,00





