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Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

Regia di Tim Burton vedi scheda film

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La recensione su Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

di mc 5
8 stelle

Pare trarre ispirazione dalla vicenda del Conte di Montecristo, questo delirio gotico in cui dominano sullo schermo dall'inizio alla fine i colori rosso e nero. Una fiaba dark molto atroce, cupa e violenta, di certo rappresentata in forma non consigliabile ai bambini. A questo effetto funereo contribuiscono le incredibili scenografie del nostro Dante Ferretti e la fotografia attribuita a Dariusz Wolski. Tutto questo è proposto in forma di "musical", dove si susseguono (con ritmo incalzante) numeri musicali insoliti che parlano quasi sempre di morte, di cannibalismo, di omicidi. L'effetto di tutto ciò, piu' che terrorizzante, appare grottesco, bizzarro, con svariati bagni di sangue che punteggiano qua e là allegramente la visione. Questi incubi grotteschi hanno attirato anche qualche nomination all'Oscar, meritate, intendiamoci. Anche perchè si tratta di un prodotto intelligente e delizioso. Ma non posso esimermi dal coltivare qualche dubbio, che attiene rigorosamente ai gusti personali del sottoscritto, il quale -ribadisco- ha comunque subìto il fascino dell'opera. E' che certe leziosità dark alla fine risultano vagamente di maniera e anche il coniugare la favola tradizionale con le tinte fosche della tragedia gotica suona a tratti artificioso e suscita qualche accenno di noia e di già visto. E questo déja-vu forse riguarda proprio un'estetica assai cara a Burton, estetica che rischia di sconfinare nel kitsch e nella ridondanza visiva. Non nego poi che un certo peso ce l'abbia anche la mia generale diffidenza verso il "musical" proposto al cinema: e qui non assistiamo ad un'alternanza consueta fra cantato e parlato, giacchè il film è quasi interamente cantato, in lingua originale coi sottotitoli in italiano (a proposito: un "bravi!" alla vocalità degli attori che se la cavano proprio bene come cantanti). E leggere di continuo i sottotitoli rende leggermente piu' faticosa la visione di un film peraltro visivamente così ricco, col risultato che è un peccato dover leggere quelle scritte togliendo energìa alla visione delle immagini. Ma questo discorso sui sottotitoli lo blocco subito, perchè ci porterebbe lontano, inevitabilmente alle polemiche pro e contro il doppiaggio (io sono favorevole a quest'ultimo proprio perchè non amo dover leggere i sottotitoli al cinema; ma ne riparleremo). Rileggendo quanto scritto finora, mi spiace un pò dare la sensazione di aver "bastonato" quello che in fondo è un prodotto efficace e ben riuscito. Ma forse non del tutto nelle mie corde. A scanso di equivoci anticipo che il mio giudizio finale sarà comunque positivo, perchè i pregi oggettivi del film vanno riconosciuti. La storia è semplice e classica: un uomo che ha subìto gravi torti (15 anni prima era stato rinchiuso ingiustamente in carcere ad opera di un losco giudice che oltretutto gli aveva scippato la moglie e la figlia) torna invecchiato e torvo sul "luogo del delitto" (Londra) animato da intenti di vendetta riparatrice e soprattutto alla ricerca di notizie su moglie e figlia. E in questo trova la complicità di una bizzarra vedova che dirige un negozio/bettola caduto in disgrazie economiche. Costei, invaghita del nostro Sweeney Todd, lo appoggia nel suo piano criminoso e costellato di eventi sanguinolenti, cioè praticamente lo aiuta nel far fuori una moltitudine di avventori della locanda, che poi lei trasformerà in prelibati pasticci di carne che vengono allegramente serviti ai tavoli. Da segnalare che nel musical teatrale originario (qui l'aspetto è molto meno evidente) la furia vendicativa che anima Todd si accompagnava ad una chiave di lettura socio-politica, in quanto metafora di una rivolta delle classi sociali piu' deboli contro la corruzione e gli abusi dei ricchi. Johnny Depp, ma non c'era bisogno di conferme, è ormai uno dei piu' bravi attori contemporanei, scafatissimo nell'eccellere in qualsiasi tipo di ruolo, dal comico all'avventuroso e al grottesco, un attore capace dunque come pochi altri di trovarsi a suo agio in qualsiasi pelle. Un cenno alla fugace apparizione di un irriconoscibile Sacha Baron Cohen; quasi un cammeo, comunque sorprendente. Quanto a Helena Bonham Carter: bravina, non c'è che dire, ma...la mia percezione è ogni volta quella di vedere "una messa lì dal marito" , per poi oltretutto farle fare sempre lo stesso ruolo (o morta o strega) e ogni volta truccata col viso pallidissimo e le occhiaie pesanti. Nulla di personale, e men che meno vorrei disturbare gli equilibri della famiglia Burton, ma...a quando per Helena un ruolo nuovo e una storia nuova?? Ripensando alla struttura della pellicola, occorre sottolineare un grande finale, decisamente grandguignolesco, in cui Burton si abbandona completamente ai toni cupi e gotici. Un finale che è anti-consolatorio ed anti-rassicurante all'ennesima potenza, e che ci propone un'immagine conclusiva di notevole impatto, a proposito della quale qualcuno ha parlato di "Pietà sconsacrata". Un cenno (doveroso, trattandosi di un musical) alla bellezza delle canzoni: pare che l'autore (tale Sondheim) negli USA abbia vinto montagne di premi con questa colonna sonora. In definitiva, un suggestivo Teatro Della Crudeltà, il cui unico problema è forse la struttura di musical, genere di derivazione teatrale, e che dunque rende il suo meglio nella sede idonea, il Teatro, appunto. (E infatti, in anni passati, è stato rappresentato a lungo con successo a Broadway). Film godibile e riuscito, ma non esattamente nelle mie corde. Soprattutto se si è reduci dalla visione recente dei capolavori dei fratelli Coen e di Paul Anderson.

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