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Rollercar, sessanta secondi e vai!

Regia di H. B. Halicki vedi scheda film

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La recensione su Rollercar, sessanta secondi e vai!

di Dom Cobb
7 stelle

"Gone In 60 Seconds" è uno di quei gioiellini che meritano di essere riscoperti e che, comunque, possono contare su una presenza sempre costante di nuove generazioni di estimatori. In particolare, questo titolo, sin da subito è riuscito a catturare l'attenzione e l'interesse di uno "zoccolo duro" di cinefili appassionati e, dal 1974 ad oggi, ha raggiunto lo status - almeno in USA - di piccolo cult come film d'azione; bisogna dire che tra i fan della pellicola non poteva mancare (ovviamente, direi) il regista Quentin Tarantino, che ha contribuito ha far conoscre  e a sdoganare presso il pubblico il cinema di genere e, in particolare , quello exploitation. E' facile immaginare, da questo punto di vista, che "Gone In 60 Seconds" sia proprio uno di quei film con il quale Tarantino, da ragazzo, sia cresciuto; e questo perchè la pellicola è un autentico esempio della già citata exploitation anni '70, sia come storia che come genesi del film stesso. Bisogna dire che "Rollercar" (orribile il titolo italiano) mantiene quello che promette, ovvero azione a tutto spiano girata benissimo: Mandrian Pace (H.B. Halicki) conduce assieme a sua moglie (Marion Busia) e al suo team di collaboratori una doppia vita: di giorno sono rispettabili gestori di un'assicurazione, mentre la loro seconda attività è quella di ladri d'auto. Al "nostro eroe" viene commissionato, da un signore della droga sudamericano, il furto di ben 48 vetture diverse (berline di lusso, cabriolet, sportive, addirittura un camion) nell'arco di pochi giorni; la faccenda si complicherà al momento del "recupero" dell'ultima vettura richiesta, una Ford Mustang del 1973. Il film rimane celeberrimo soprattutto grazie all'inseguimento tra il protagonista - a bordo proprio della Mustang - e la polizia: si tratta di oltre 40 minuti di azione pura (praticamente un terzo del film) nel quale Halicki attraversa cinque città del circondario di Los Angeles e, durante la fuga, dà vita a spettacolari "acrobazie" al volante e, allo stesso tempo, a pericolosi incidenti stradali.

La locandina originale italiana.

Una trama basica, è innegabile. H.B. Halicki era un abile e conosciuto stuntman - un autentico mago del volante - che decise di prodursi e girare in completa autonomia il film: recuperate poche decine di migliaia di dollari stanziati come budget, Halicki si mise a capo del progetto come protagonista, regista e produttore; per mantenere bassi i costi di produzione, il cast artistico fu composto solo da amici, parenti e conoscenti dello stesso Halicki, il quale non si rivolse ad attori protagonisti (esclusi gli altri stuntman in azione). Anche i poliziotti, i vigili del fuoco, i paramedici e gli altri operatori non erano attori, ma tutte persone realmente occupate nelle loro professioni, le quali, in molti casi, intervennero durante il lungo inseguimento automobilistico, non sapendo nemmeno che si trattasse di un film. Ed è proprio questa un'altra caratteristica tipicamente exploitation del film (ma la si potrebbe definire, volendo forse esagerare, quasi da "guerriglia-cinema"): molti incidenti presenti nel film non erano previsti dalla sceneggiatura, ma capitarono per errore durante le riprese ed inseriti in fase di montaggio, poichè le strade non erano state chiuse al traffico (Halicki non poteva ottenere i permessi proprio per via del budget risicato); le riprese, quindi, si svolsero nel mezzo della normale circolazione di tutti i giorni. Halicki si fratturò una gamba dopo un incidente e - si dice - che gli incidenti capitati per errore durante le riprese - viste le strade aperte al normale traffico - coinvolsero diverse vetture di ignari automobilisti che passavano per caso. Al di là della storia rocambolesca - quasi incredibile - di come sia nata questa pellicola, c'è da mettere sul piatto una considerazione: Halicki girò questo film con passione e divertimento e sono proprio queste le caratteristiche che, spesso, possono contribuire alla riuscita di un film; l'impegno e la bravura  professionali (ma anche "artigianali", si potrebbe dire) messi al servizio del film stesso. Di contro, la storia del cinema è zeppa di titoli più ricchi, girati anche meglio di "Rollercar", ma totalmente anonimi in quanto vere e proprie "marchette " commerciali senza un vero interesse o scopo. Ripeto, Halicki ed il resto del cast non erano attori professionisti, perciò l'aspetto puramente artistico delle interpretazioni passa in secondo piano e, comunque, il doppiaggio italiano di certo non è da annoverare tra i migliori. Mosso dall'immediato successo del film, Halicki, nel 1982 girò un secondo lungometraggio: "The Junkman", ma nel 1989, durante le riprese del terzo capitolo della saga, rimase ucciso durante un pericoloso stunt; la pellicola, non completata, è conosciuta col titolo di "Gone In 60 Seconds 2". La Hollywood degli anni più recenti, come da prassi, una volta individuato il film originale, pensò bene di girarne un remake stravolgendo l'idea di base del film stesso: ne uscì un baraccone costoso e patinato con Nicolas Cage. Film ultra-citato da Tarantino nelle sue opere, "Fuori In 60 Secondi" appare spigliato e divertente ad ogni visione. Tra l'altro, proprio Tarantino - all'interno di "Death Proof" - descrive bene il remake con una battuta: "quella cagata con Angelina Jolie". Parole sante.http://supportthefrontlines.files.wordpress.com/2011/03/getz-gonein60seconds06sm.jpg

Una simpatica locandina "artistica" del film.

 

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