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Proprietà privata

Regia di Joachim Lafosse vedi scheda film

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La recensione su Proprietà privata

di mc 5
8 stelle

Film freddo, rigoroso, in presa diretta...che scava nelle psicologie dei componenti di un nucleo famigliare piuttosto scombiccherato. Il primo nome che viene in mente dopo pochi minuti che il film e' iniziato e' quello dei fratelli Dardenne; non ci si sbaglia: lo stile, anche troppo sobrio, e' quello. Ma il regista e' un altro, tale Joachim Lafosse: questo significa che il "verismo crudo" dei famosi fratelli ha fatto scuola. La cinepresa punta implacabilmente questa singolare famiglia, che cova un malessere esasperato. E' difficile raccontare l'atmosfera che regna dentro quelle mura a chi non ha ancora visto il film, cosi' come e' difficile raccontare una attrice come la Huppert, la cui bravura e' oramai talmente SUPERLATIVA da risultare inesprimibile a parole. Anche in questo film Isabelle e' fantastica: a volte ti accorgi che pur senza dire una parola, anche solo guardando una persona o assaggiando una torta, riesce ad essere di una profondita' espressiva che lascia turbato chi la osserva con attenzione. I due co-protagonisti sono realmente due fratelli "quasi" gemelli, e in uno dei due e' riconoscibile il protagonista de "L'enfant" dei fratelli Dardenne (sempre loro, ancora loro!). Questi due gemelli sono infantili, bambocci, molto immaturi e costituiscono il freno al bisogno di "cambiamento" della madre. In realta' i legami fra i componenti di questa famiglia (a cui va aggiunto il marito, divorziato, della madre) sono piu' complessi di quanto si potrebbe supporre, e il degenerare di tutte queste tensioni portera' ad un tragico evento che qui non svelero'. Punto di forza del film (oltre alla recitazione della superba Huppert) e' proprio questo sfiancante continuo confronto fra la madre e i due figli inetti ed egoisti. Il freddo senso di tragedia "nascosta" che avvolge anche i momenti piu' banali di quotidianita' e' la chiave affascinante di questo film, ma ne rappresenta anche, potenzialmente, il limite piu' evidente. A sottolineare la sobrieta' e il rigore del tutto, la totale assenza di commento musicale (tranne che nei titoli di coda).

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