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Bug

Regia di William Friedkin vedi scheda film

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La recensione su Bug

di Mulligan71
8 stelle

Uno dei grandi vecchi della cinematografia classica americana è William Friedkin, classe 1935, che ha attraversato come metallo fuso tutto il Cinema moderno, firmando capolavori noir, filmando città e province come raramente è stato fatto, lasciando il suo marchio a caldo su tutto quanto. E' vero, c'è una certa discontinuità nella sua lunga filmografia, ma quando il vecchio Will centra l'obiettivo, i suoi film non si dimenticano. "Bug" è uno dei suoi rari film degli anni zero, che precede di cinque anni quello che finora è il suo ultimo lavoro da regista, l'eccellente "Killer Joe" del 2011. L'opera è inferiore a "Killer Joe", ma solo per una certa mancanza di omogeneità, perché per il resto è un fenomenale tour de force schizoide, sostenuto da due attori in stato di grazia come Ashley Judd e Michael Shannon, che oggi è giustamente un attore molto acclamato. La prima parte è formidabile, con quel suo occhio peckinpaniano su un' America rarefatta e provinciale, tutta motels, roadhouse, solitudine, alcol, cocaina e west, inteso come ultima frontiera umana. Un quadro dominato dalla sua luce, dal suo stile asciutto e con personaggi, finalmente, reali. L'innesto di Shannon, il suo cambio di marcia improvviso, spinge (troppo) sull'acceleratore della schizofrenìa, del grottesco, e l'ultima mezz'ora è un truculento e claustrofobico viaggio nelle ossessioni e nella passione, nella solitudine e nella follia, materia esplosiva chiusa in quattro mura azzurre e androgine. C'è un discorso sui reduci di guerra, che annega, però, in un certo astrattismo e un discorso, oggi molto più attuale, sulle teorie galoppanti delle cospirazioni che regolerebbero tutto il girare del mondo. Attorno, insetti invisibili, sotto pelle, che si cibano di sangue e carne, come nella miglior orgia di Cronenberg. Un film imperfetto, dunque, ma potente, con una recitazione straordinaria, e dialoghi importanti. Quasi un teatro dell'assurdo, che lo fa diventare immediatamente di culto e, per me, fra le sue opere più belle. "Bug" sta a Friedkin come "Spider" sta a Cronenberg. Un'America allucinata, un incendio nel deserto.

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