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Futurismo

Regia di Marcel L'Herbier vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Futurismo

di giovenosta
7 stelle

E' giusto dirlo subito: questo "storico" e a suo modo originalissimo film francese non è immune da difetti.
Per prima cosa una recitazione non memorabile…nonostante sia un film muto e si sia preparati a una certa ieraticità interpretativa, si denota un eccesso di "moine" facciali, con notevoli indugi e ripetitività in genere.
Inoltre la trama un po' troppo scarna alla lunga appesantisce la certo non breve durata della pellicola.
Un soggetto però al contempo molto interessante: viene descritta una donna non più giovanissima (e neanche particolarmente avvenente, almeno per i canoni estetici attuali), nella fattispecie un'artista di successo che, negli anni '20 a Parigi, si prende gioco e "controlla" i sentimenti dei potenti spasimanti che le ronzano intorno, giovani o vecchi che siano, tanto da meritare l'appellativo di "Inumana". La donna è votata a un inevitabile e consapevole isolamento, pronta a lasciare tutto e tutti per andare, come lei stessa annuncia a una delle sue rinomate feste mondane, "da sola a fare un viaggio in giro per il mondo". Un'autentica eroina anti-romantica, che alla fine abdicherà, ma solo in favore dell'Umanità.
Una sorta di "Marguerite" futurista, giusto per fare un collegamento col personaggio del recente film di Giannoli (infatti il titolo italiano del film sarebbe "Futurismo", appunto).
Al di là dei difetti descritti, il film di Marcel L'Herbier andrebbe assolutamente visto perlomeno per apprezzarne le mirabolanti invenzioni di scenografia e costumi - i camerieri che servono la cena indossano una inquietante maschera speciale dal sorriso cristallizzato che li rende anche "sordi ai segreti che si sussurrano tra gli ospiti" - per l'ardito montaggio, per la tipica "luce" espressionista del periodo e, in un certo qual modo, per il ricercato "design" (basti pensare alle didascalie).
Un suggerimento acustico (con un film muto?) La versione che vede il restauro del Centre National du Cinéma ha una colonna sonora moderna appositamente composta dal sassofonista Sylvain Kassap, solitamente un artista veramente di primordine, ma che con questo commento, in puro stile "free-jazz" radicale, riesce a risultare talmente disturbante e distante dall'atmosfera creata dal regista, da costringermi ad escluderlo e a sostituirlo con della musica strumentale di inizio '900 (tipo Bartok, Hindemith, dodecafonica, ecc.) o addirittura elettronica o elettroacustica del secondo '900 (fino ad arrivare a un Brian Eno d'annata, perché no?). Consiglio anche a chi di voi avrà l'ardire, di fare qualcosa di simile: in presenza di traccia audio, azzerate il volume del film e mettete nel vostro lettore cd, computer o similari, qualcosa di un pochino astratto, finanche onirico ma non particolarmente spigoloso, a un volume non troppo alto…potrete così confezionarvi un autentico viaggio nel…futuro del passato…;-)

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