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Il grande uno rosso

Regia di Samuel Fuller vedi scheda film

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La recensione su Il grande uno rosso

di millertropico
10 stelle

La cronaca delle vicende dei protagonisti narrata in questo Il grande uno rosso, che è poi semplicemente quella di quattro soldati agli ordini del proprio comandanate, è in realtà un potente atto di accusa contro la guerra (ogni guerra) e una vera e propria discesa nell'inferno che attraversa ogni campo di battaglia che sembra fatta apposta per farci riflettere e meditare su questo abominio che nessuno riesce veramente a debellare.
"La vera gloria della guerra è sopravvivere" diceva Samuel Fuller, ed è molto difficile dargli torto. Sapeva infatti perfettamente di che cosa parlava, essendo lui stato un combattente pluridecorato propio durante il secondo conflitto mondiale, e avendo dunque vissuto sulla propria pelle molte delle situazioni qui da lui descritte..
Con questa sua potente e travagliata opera (solo da poco tempo grazie all'edizione in DVD cuata dalla Warner possiamo vederla per quello che veramente era nelle intenzioni del regista, grazie al lavoro certosino di Richard Schickel, celebre critico del Times, perchè l'edizione censurata,  smontata, tagliata e rimontata presentata sugli schermi nel 1980, durava solo 113' contro i 156' della versione più o meno "completa" e fedele adesso disponibile che è qui a confermarci che le le omissioni fatte erano state tutt'altro che indolori), Fuller ci fa davvero tocccare con mano l'abominio della guerra e la sua inutilità: i personaggi che lui mette in scena in questo film non sono macchine forgiate per il combattimento, ma degli antieroi nel vero senso della parola  assimilabili a degli automi che il potere del comando ha abbandonato al loro destino.
Fuller ha dunque saputo trarre proprio prendendo spunto dalla sua personale esperienza, una plleicola dura e convincente, basata su uno stile di regia aspro e privo di retorica che gli rende onore.
Il grande uno rosso (il titolo allude al simbolo che contraddistingue la divisione della fanteria statunitense) si può dunque considerare a tutti gli effetti e a buon diritto,  il compendio della "poetica" fulleriana (se così possiamo definirla) in campo bellico. Straordinaria la chiarezza con cui riesce a rappresentarci le cose, grazie a una forma esemplare e personale della messa in scena in cui ogni azione o movimento di macchina - persino ogni singolo fotogramma - hanno l'obiettivo di rivelare  allo spettatore uno spicchio di realtà fino a quel momento taciuta e di fargli poi di conseguenza valutare meglio il problema e la grandissima portata della sua "denuncia".

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