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L'ipotesi del quadro rubato

Regia di Raúl Ruiz vedi scheda film

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La recensione su L'ipotesi del quadro rubato

di OGM
8 stelle

Un pittore immaginario. Un quadro scomparso. Uno scandalo che non si capisce. Raoul Ruiz organizza un viaggio attraverso il lato incomprensibile dell’arte: quello che parla per enigmi e affonda le radici, in ugual misura, nella solennità del mito e nella bassezza degli istinti. La pittura, attraverso il suo linguaggio traslato, nobilita il lato più vergognoso dell’umanità: i vizi inconfessabili, sulla tela, diventano coreografie costruite intorno ad un simbolismo rituale, fortemente allusivo, ma decifrabile solo per una stretta cerchia di iniziati. Sette opere di un certo Tonnerre, dal soggetto apparentemente anodino, vengono inviate, nel 1887, ad un’esposizione, ma una di queste viene fatta  ritirare dalle autorità perché considerata indecente. Un’altra sarà successivamente rubata. Alle ragioni dell’accaduto, delle quali si è persa la memoria, si può risalire solo immaginando quei dipinti come i tasselli di una narrazione, collegati, in una successione logica e temporale,  dalla concatenazione di particolari elementi raffigurati. Un commentatore ci accompagna alla scoperta di questo puzzle, che, al di sotto della superficie estetica,  della bellezza della composizione e della teatralità dei gesti, racchiude i dettagli di un terribile segreto. Per l’esattezza, lo rivela agli uomini dell’epoca, i quali possedevano la chiave per interpretare quei segni che oggi, a distanza di tanti anni, appaiono misteriosi. Per comprendere quel codice occorreva abitare nel mondo di allora, conoscerne la cronaca e le dicerie, ossia essere immersi in quella realtà particolare in cui quelle immagini assumevano un senso ben preciso: come a dire che non sempre l’arte utilizza un linguaggio universale, a volte ricorre ad un idioma locale, che è adottato in un ambiente circoscritto ed è inaccessibile agli estranei. La sua espressività è legata alla materia viva e, in quanto tale, appartiene al presente, ed è dunque destinata a tramontare.  L’alfabeto è quello di sempre: i suoi caratteri sono le figure umane, le divinità, le scene di caccia, di gioco, di convivialità, di intimità, di violenza. La grammatica, tuttavia, può prendere, a seconda delle necessità del momento, svolte inaspettate, cambiando le regole di costruzione degli enunciati. La disposizione delle parole può seguire geometrie dinamiche ed articolate:  una sequenza lineare può trasformarsi in un ciclo, e questo, a sua volta, può aprirsi ed invadere la terza dimensione.  Per seguire lo sviluppo del periodo, occorre cercare il filo conduttore, puramente formale, che ne determina la continuità sintattica: una scia di elementi che non sembrano affini per contenuto, però si incastrano perfettamente  l’uno nell’altro.  Sono come i pezzi di un rompicapo che non sono dotati, individualmente, di un senso compiuto, e quindi non possono essere correlati semanticamente. Tuttavia combaciano, in un certo ordine, e possono essere messi insieme in un unico modo: quello che, a posteriori, restituisce il significato complessivo, pure in presenza di singoli frammenti mancanti.  Così nasce il testo, che risulta leggibile, anche se incompleto, purché coerente nella struttura. Letteratura e pittura condividono lo stesso desiderio di raccontare, che, quando è sostenuto dal genio, si mantiene equidistante dall’irruenza istintuale e dalla rigidità accademica, per diventare una forma studiata di spontaneità, sapientemente calata nel contesto storico da cui è scaturita. Un flusso verbale ribelle alle convenzioni, eppure composto con  lo scrupolo del saggista  e la sensibilità del poeta: questa è, forse, una definizione del cinema di Raoul Ruiz.

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