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Sul globo d'argento

Regia di Andrzej Zulawski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Sul globo d'argento

di myHusky
9 stelle

“Ti ricordi dell’uomo che è nato? Il padre lo dota con semi di ogni possibilità. Ogni uomo deve coltivarli dentro di sé, vederli crescere e goderne i frutti. Se vegetali, egli sarà una pianta; se sensoriali, egli sarà un animale; se razionali, la sua essenza diventerà divina; infine, se intellettuali, egli sarà un angelo o il figlio di un uomo.”

 

Uno sguardo disperato e maledetto si fa strada nelle lande desolate di un pianeta lontano. Andrzej Zulawski mette in scena l'uomo e l'eternità.

L'umanità è alla ricerca della felicità e della libertà. La cerca lontano; al di là della terra, al di là della civiltà.

Nasce così la necessità di un viaggio, di un allontamento. On the silver globe racconta il distacco e la (falsa) rinascita. Scruta l'uomo, la sua ambizione e la sua stessa inevitabile maledizione. Perché non c'è salvezza, non c'è libertà. Non c'è nessuna terra promessa. La storia, la vita, gli accadimenti si ripropongono sempre uguali a se stessi, sul nuovo pianeta.

L'essere umano è colpevole. È libero, ma malato. Porta dentro di sé, anche dopo un lungo viaggio, quel caos che darà vita alla distruzione, alle guerre e ai falsi miti. 

Il cinema di Zulawski urla. Scuote e sconvolge lo spettatore, filmando, attraverso la fantascienza, la cruda realtà della natura umana. Sul globo d'argento mette al centro della sua complessa riflessione la ricerca di quella felicità che è destinata, inevitabilmente, a mostarsi invana. Una chimera che riporta l'uomo, primitivo e privo di memoria, sui propri passi. 

È il maestoso e funesto racconto di un eterno ritorno.

“Qui è tutto come sulla terra. Lo stesso caos, la stessa assenza di verità. Le stesse menzogne.”

 

“Vedrete un film realizzato dieci anni fa; lo stralcio di un film; una storia di due ore e mezza, un quinto della quale manca. Questo quinto, datato 1977, è stato distrutto e non può più essere ricreato. Al posto delle scene mancanti sentirete una voce che vi spiegherà brevemente l’idea originale.

Il progetto “Sul globo d’argento” venne completato nel 1987.”

 

Na srebrnym globie (titolo originale) è un'opera complessa e sconvolgente che, nonostante i tagli impietosi da parte del Ministero della Cultura polacco (che portarono alla riduzione di circa un quinto del film), riesce ancora oggi a mostrarsi in tutta la sua potenza e in tutta la sua aghiacciante crudeltà.

Il cineasta polacco prende ispirazione dall'omonimo romanzo di Jerzy Zulawski e mette in scena una profonda riflessione filosofica sull'esistenza e sul perpetuo riproporsi della storia umana. La visione, pronfonda e straniante, ci annienta e ci porta direttamente sul lontano pianeta della nuova colonizzazione dove un piccolo gruppo di esploratori, dopo un fortuito atterraggio, deciderà di stabilirsi per dar vita ad una nuova civiltà. L'uomo torna così alla sua condizione primitiva, a contatto con la natura e alla continua ricerca della sua forma e della sua posizione. Ma la terra è ostile e la natura umana ci costringe, inevitabilmente, a fare i conti con la miseria del nostro destino: “Eppure, lo dirò. Forse incoerentemente. Io, un uomo libero, un uomo spassionato, sono ferito, ferito come un animale. Soffro come un animale, come Piotr. Ciò che ho portato insieme a me è il caos. Tutto l’ordine, tutta l’allegria, la chiarezza, la tranquillità mi hanno lasciato."

On the silver globe è un fiume in piena che travolge l'occhio e l'anima. Per mezzo dei suoi gesti, dei suoi dialoghi e del suo imponente apparato visivo riesce a dar vita ad un'esperienza cinematografica unica che, attraverso i secoli e le generazioni raccontate, si arrichisce a dismisura. Non è facile catalogare e interpretare razionalmente la quantità di materiale che il film riesce a mettere in scena nelle sue due ore e mezza di durata.

Il cinema di Zulawski si contorce e si rivolta, travolgendo l'essere umano e il suo sguardo. Tutto vive e pulsa nella pellicola, a partire da quella macchina da presa così irrequieta che si alterna di personaggio in personaggio, andando a creare un gioco di soggettive e semi-soggettive che ripristina la potenza dello sguardo cinematografico. Ed è proprio sul gesto del guardare (e del guardarsi) che la pellicola imposta una delle sue numerose riflessioni. Sul globo d'argento, alternando i punti di vista, osserva e interroga il suo interlocutore e, mediante la linea sottile della mdp, stabilsce un collegamento tra noi e la diegesi, tra l'esploratore spaziale e lo spettatore ("Mi è stato insegnato che l’occhio del mondo, guardandomi, è lo stesso occhio con cui guardo il mondo"). Marta, Jerzy (il vecchio saggio) e Marek osservano e sono osservati perché, in fin dei conti, sono proprio come noi: esseri umani destinati, nella loro ricerca di libertà, a riproporsi all'infinito, attraverso gli stessi errori, gli stessi idoli e le stesse menzogne.

 

“Malato, malato è solo colui che sta giocando una parte. Malato è l’attore, che si sta cercando dentro di sé. E lui è brutto, anche se può vedere e sentire.”

 

Dalla nascita della civiltà alla morte del falso messia, Na srebrnym globie racconta una nuova umanità e lo fa con ferocia. I gesti sono eccessivi e profondamente espressivi, le voci sono urla strazianti che lacerano l'anima e che interrogano continuamente lo spettatore. Zulawski ci chiede di sforzarci, di abbadonarci al flusso del suo cinema e di viverlo, prima di tutto, come un'esperienza sensoriale, anche perché sarebbe inutile provare a far ordine nell'eccesso visivo e ricolmo di significati di una pellicola che, rispetto all'altra grande opera del regista polacco (Possession), si mostra meno compatta e assai più complessa e fastosa. 

On the silver globe, infatti, non si limita alle considerazioni sull'uomo, sul destino dell'umanità e sulla potenza dello sguardo. Ogni dialogo/monologo è materia di riflessione e i numerosi simbolismi non fanno altro che arricchire il materiale intellettuale della pellicola. A partire proprio dai continui riferimenti al gesto attoriale e alla figura dell'attore; colui che, proprio come l'uomo,  è alla continua ricerca della sua forma mentre recita la sua parte (non stanno forse seguendo un copione anche gli esploratori che, sul pianeta, hanno dato vita ad una nuova/antica civiltà?).

 

La grande epopea filosofica di Andrzej Zulawski è un'opera di straordinaria potenza visiva. Dai continui movimenti di macchina ai numerosi costumi di scena, dal viraggio blu della pellicola alle esasperate gestualità dei personaggi; tutto, in Na srebrnym globie, è stato pensato per restituire allo spettatore un'esperienza tanto intellettuale quanto fisica. È una provocazione dei sensi diretta e continua, come testimoniano i numerosi camera-look che, superando il piano della diegesi, entrano in contatto con il nostro sguardo. Ed è proprio così che il gesto autoriale del cineasta polacco svela tutta la forza del suo cinema che, attraverso la la chiamata in causa dello spettatore, rende il tutto ancora più doloroso, più vero.

Più vivo.

 

Nonostante la feroce censura e la materia sovrabbondante ed estrema, Zulawski è riuscito a mettere in scena un'opera di straordinaria potenza e, all'interno di essa, ha potuto dare sfogo alla follia e alla disperazione dell'umanità. 

Sul globo d'argento è un esperimento cinematografico inclassificabile, ai limiti del cinema stesso. Un'esperienza che si trasforma in un grido di disperazione e di violenza.

E, quasi senza accorgersene, ci ritroviamo anche noi su quel pianeta, a contatto con quella civiltà primitiva che non è altro che lo specchio del dramma della nostra vita. 

 

"Nel frattempo il piccolo dramma di questo film e il grande e speriamo onorabile dramma della nostra vita, continueranno ad intrecciarsi in un mosaico comune di voli di successo e di atterraggi di emergenza. 

Il mio nome è Andrzej Zulawski, e sono il regista del film "Sul globo d'argento".

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