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La fabbrica di cioccolato

Regia di Tim Burton vedi scheda film

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La recensione su La fabbrica di cioccolato

di giancarlo visitilli
8 stelle

Tim Burton é Dante. Willy Wonka: Virgilio o Caronte. Possono sembrare paragoni fuorvianti, prima che si veda (e riveda) l’ultimo film del regista americano Tim Burton, La fabbrica di cioccolato. In realtà si tratta di un film la cui storia, tratta dal classico di Roald Dahl, appare relativamente semplice, ad una prima visione, ma che si fa più interessante a partire da una seconda, grazie alla quale ci si convince che La fabbrica di cioccolato è veramente un bel film, a prescindere dalla grossa produzione e dal cast che vanta una delle star di Hollywood (Johnny Depp).
Il protagonista principale, Willy Wonka, è il proprietario della più grande fabbrica di cioccolato del mondo, rigidamente chiusa nel suo rigido e freddo (ma solo esteriormente) universo fantastico di parco delle meraviglie, più che di industria dolciaria. Un giorno Wonka indice un concorso: i fortunati possessori del biglietto d’oro, contenuto nell’involucro della barretta di cioccolato Wonka, potranno visitare la fabbrica. Cinque bambini vincono il premio e si recano nel mondo incantato di Wonka, ma tra i fiumi di cacao e i dolci canditi, che nascono direttamente sugli alberi, troveranno piccole trappole e insidie. La giornata in fabbrica si rivelerà più dura di quel che i giovani vincitori avrebbero mai immaginato…
Remake di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, film del 1971 con Gene Wilder (tratto dal best-seller di Roald Dahl), il film di Burton si discosta dal precedente, pur ispirandosi alle atmosfere operistiche vittoriane e alla fabbrica fordista, con il sacro tempio della dea produzione, emblema di una produttività meccanica e rigida. Di contro vi si contrappone, però all’interno della stessa, il giardino incantato e tutto il mondo dantesco, gotico-fiabistico, di Tim Burton, tra ingordi, vogliosi, esaltati, dove però non manca la gente umile e povera (Charlie e suo nonno). Si tratta di una storia classica, quanto il sapore del cioccolato, compatta e semplice sulla famiglia e sul lavoro, sul rifiuto del mondo adulto alla maniera delle fiabe tipicamente burtoniane, oltre che una magnifica e felliniana sfilata di personaggi gotici, neri e disperati, ricoperti dall’ingannevole glassa di verità e cioccolato.
Geniale l’idea degli omini Oompa-loompa (moltiplicazione identica dello stesso attore), sebbene si poteva evitare almeno il loro doppiaggio in italiano (veramente imbarazzante), straordinariamente fantastica (eppure vorremmo tutti si trattasse di realtà) l’idea che Noah Taylor, licenziato perché sostituito dal robot che mette i tappi di dentifricio, ritrovi lavoro proprio come tecnico riparatore della macchina che l’aveva escluso.
A tutto ciò si aggiunge l’irresistibile coppia Burton-Depp che, in ogni film, raggiunge quell’intesa perfetta che ha dato vita a meraviglie come Edward mani di forbice, Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow e un capolavoro animato di prossima uscita, La sposa cadavere (presentato alla Mostra del cinema di Venezia di quest’anno). Depp, come un burattino, si lascia quasi movimentare dal burattinaio Burton, tanto da affermare: “Se Tim volesse girare 18mila metri di pellicola di me che fisso una lampadina e non potessi chiudere gli occhi per tre mesi, lo farei”.
Molte anche le citazioni di film come Et (le due mani, quella di Wonka e quella del capo Oompa-loompa, che si avvicinano), 2001 Odissea nello spazio (finalmente Burton ci spiega cosa diamine fosse il monolito kubrickiano: una tavoletta di cioccolato) e moltissime autocitazioni da parte dello stesso regista, visto che utilizza gli stessi ‘giocattoli’ e le stesse marionette di altri suoi film.
All’uscita dal cinema si ha la sensazione di aver ricevuto anche noi il biglietto d’oro della cioccolata Wonka, sebbene si trattasse del biglietto d’ingresso consegnatoci dalla cassiera del cinema, che in questi giorni, per molti fortunati spettatori di Burton, sarà la vera e dolce “fabbrica di cioccolato”.
Giancarlo Visitilli

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