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    American Splendor

    Regia di Shari Springer Berman, Robert Pulcini vedi scheda film

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    La recensione

    di uccio
    8 stelle

    American Splendor è l’incrocio di più arti con la vita vera, è fumetto, è cinema, è in parte documentario e totalmente biografia, accenna a teatro e televisione, mette in contrapposizione lo spettacolo per il grande pubblico con la più genuina cultura underground.

    Quasi dimenticavo: è anche un ottimo film. Un film in cui l’accavallarsi dei sopra citati veicoli culturali è pressoché continuo e nonostante tutto è cinema al 100%.

    American Splendor è la vita di Harvey Pekar, uomo comune, rappresentante della classe proletaria in quel di Cleveland, un lavoro da archivista in ospedale, tendenza al pessimismo.
    Fin dalla sequenza iniziale Harvey mette le cose in chiaro, lui non è speciale, è solo Harvey, uno del vicinato. Questa mentalità sarà la linea portante della sua arte e ciò che lo porterà al successo come fumettista della scena underground.

    Harvey non è nel suo periodo migliore, disturbi alle corde vocali, vita monotona, la moglie lo lascia, lavoro ripetitivo e cose del genere. Colleziona dischi e fumetti, gira per le strade di Cleveland e sopravvive.
    Un giorno l’incontro con Robert Crumb, aspirante fumettista che sta tentando di farsi largo nella scena underground. Harvey vede i suoi lavori e ne rimane entusiasmato. Nascono così un’amicizia e una determinazione nel creare qualcosa per dare un senso alla propria vita.
    Anche Harvey comincerà a scrivere fumetti (di disegnarli non se ne parla) proponendo una trasposizione della sua vita, la vita di un uomo comune, i piccoli inconvenienti di tutti i giorni, le piccole brutture, i vicini di casa, i colleghi strambi o nerd, le chiavi di casa dimenticate per l’ennesima volta e cose del genere, senza indulgere in falsi aggiustamenti.

    Ironicamente il racconto di queste quotidiane miserie andrà sotto il nome di American Splendor, garantendo ad Harvey Pekar una certa popolarità portandolo a contatto con realtà decisamente distanti dalla sua come quella del David Letterman Show e a un duraturo matrimonio con Hope Davis.

    Nonostante questo Harvey continuerà a lavorare in ospedale, la sua vita avrà alti e bassi, avrà delle soddisfazioni e affronterà la malattia.
    Verrà riconosciuto come un importante esponente del fumetto indipendente americano.

    Quello che rende il film ancora più interessante è la scelta stilistica dei registi e dello stesso Pekar.
    Le immagini spesso sono incorniciate dalle classiche tavole dei comics, alla narrazione cinematografica si sovrappongono le didascalie del fumetto, in alcune sequenze sono addirittura presenti i personaggi cartacei a interagire con gli interpreti della pellicola. Cinema e fumetto a braccetto, ma non solo.

    Si accavallano anche protagonista e interprete. Pekar è un efficacissimo Paul Giamatti, splendido nell’interpretazione dell’icona proletaria. Ma Pekar è anche e soprattutto Harvey Pekar che compare in prima persona in molte scene del film e in alcune immagini di repertorio (quelle al David Letterman). C’è anche un attore che interpreta a teatro la parte che Giamatti interpreta nel film che è interpretata anche da Pekar che interpreta Harvey Pekar. Insomma ci siamo capiti.

    Originale, interessante, anche commovente se vogliamo. Gli appassionati di comics non devono lasciarselo scappare, a tutti gli altri comunque consigliatissimo.

    Dal mio blog: http://lafirmacangiante.blogspot.com/

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