Heimat 3 - Stanno tutti bene

Regia di Edgar Reitz

Con Henry Arnold, Salome Kammer, Michael Kausch Vedi cast completo

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Trama

1995. Hermann vive un periodo di contraddizione e di malessere interiori, che molto dipendono da eventi negativi: l'amore con Clarissa è in crisi, per la volontà della moglie di affrancarsi dalle sicurezze domestiche, simbolizzate dal nido sul monte. La famiglia d'origine di Hermann perde il fratello maggiore, Anton, simbolo anch'egli: mentore di una Germania che sta passando, cinica ma capace, decisa; Infine le reciproche indifferenze tra Hermann e la figlia Lulu arrivano al parossismo più doloroso. Collateralmente si compie la contraddittoria vita del nipote Hartmut, figlio di Anton, diviso, ma con lo stesso entusiasmo, tra i suoi progetti lungimiranti, in campo imprenditoriale, e la sua vita privata con Galina (che ha paura di vivere alla luce del sole la sua nuova vita): ma sembra profilarsi un futuro ben più fosco per il viziato rampollo del vecchio Anton, qualcuno si appresta a presentargli il conto. Il cinico e distaccato Ernst sulla tomba del fratello improvvisa un'intensa e atipica orazione funebre; dichiara il suo affetto verso quel fratello temuto e ammirato, pur nelle differenze. Al funerale del patriarca, Hermann ritrova la prima moglie, madre di Lulu... Amaro episodio che compie alcune esperienze recenti e traccia l'epilogo di altre più antiche. Hermann è riattraversato dal suo passato: i punti fermi, che lui credeva tali e inossidabili, sembrano dissolversi o muoiono, lasciandolo in una piena, consapevole, solitudine; d'altro canto il dolore (anche fisico: finisce con una gamba dentro una tagliola), lo fa rinascere artisticamente: ciò sembra definire un'equazione. Di questa equazione Clarissa era segretamente certa: la stasi familiare rischiava di ucciderla artisticamente, come aveva già ucciso la musica nel marito. Ma le equazioni sembrano avere vita finché non le si interpretano; creano cause ed effetti e li legano tra loro: ma, il più delle volte, arbitrariamente. Hermann e Clarissa quindi rivedono, a loro modo, egoisticamente ed egocentricamente, tutto il mosaico fin qui composto e le loro esistenze, ma in maniera fatalistica. Finché i pesanti simboli di ognuno non si confrontano, e il debole tra i due (almeno temporaneamente) soccombe: ogni persona porta con sé la propria esperienza, e la manifesta, la indirizza nel futuro. Così decide di fare Clarissa, mente Hermann perde la direzione e galleggia alla deriva. La vita di Anton si conclude improvvisamente. Una vita che consapevolmente rappresenta quella rinascita della Germania distrutta dalla guerra, e che ha puntato sulla qualità, sacrificando anche la propria libertà, in nome del lavoro. Ma muore felice, dopo un'ennesima vittoria (anche se calcistica), e nonstante i suoi figli, oggi, siano rapportati soltanto per vie legali. Hartmut, che ha ancora l'aura del ragazzino, comincia a capire che dentro di sé vive la forza del padre: ma sacrifica quegli schemi, e ruoli sociali, per una vita fuori dalla tradizione più consoni al genitore. Quel genitore che il figlio ha vissuto come un'ombra coercitiva che tutto raffredda nella razionalità, che ora, sorprendentemente, gli manca. Ma Hartmut ne è convinto: i tempi sono cambiati, la qualità è un concetto che non paga più, nasce una visione più globalizzata del mercato; non si può spendere più di quanto si guadagna, e questo, alla morte del padre lo dice anche ai dipendenti, che, per tutta risposta, disertano la veglia funebre del vecchio padrone. Il funerale di Anton, è poco partecipato, senza prete, i parenti sono attorno ad un'inedita urna cineraria (una novità dei tempi), che denuncia un impoverimento culturale e dell'anima collettivo: una ingratitudine subito stigmatizzata dal difficile e anticonformista Ernst, fratello antitetico e pazzoide di Anton e di Hermann, la sua orazione funebre, è forse il momento più alto di tutta la terza serie di Heimat.

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Recensioni

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sasso67 di sasso67
8 stelle

Il titolo del quarto episodio rimanda a quello di un film del 1990 di Tornatore con Mastroianni protagonista, ed alla battuta chiave del vecchio film Il viaggio a Tokyo di Ozu. Infatti, stanno tutti talmente bene che Anton muore, mentre Hermann, già odiato dalla figlia Lulu, viene lasciato da Clarissa - che se ne va per ragioni sia professionali che sentimentali - e resta perfino preso... leggi tutto

1 recensioni positive

Il meglio del 2011
2011

Recensione

sasso67 di sasso67
8 stelle

Il titolo del quarto episodio rimanda a quello di un film del 1990 di Tornatore con Mastroianni protagonista, ed alla battuta chiave del vecchio film Il viaggio a Tokyo di Ozu. Infatti, stanno tutti talmente bene che Anton muore, mentre Hermann, già odiato dalla figlia Lulu, viene lasciato da Clarissa - che se ne va per ragioni sia professionali che sentimentali - e resta perfino preso...

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