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The Longest Nite

Regia di Patrick Yau vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su The Longest Nite

di AndreaVenuti
9 stelle

Hong kong, 1998, qualcosa è cambiato? ovviamente da un punto di vista politico la situazione è radicalmente diversa dal momento che l'anno precedente si è verificato il trasferimento della sovranità dal Regno Unito alla Repubblica popolare cinese di Hong Kong; da un punto di vista cinematografico alcuni pensavano ad un possibile collasso del cinema di Hong Kong, grandi registi come John Woo ad esempio incominciavano ad "emigare" ad Hollywood tuttavia gli scettici non avevano fatto i conti con la Milkyway, casa di produzione indipendente fondata nel 1996  da Johnny To e l'amico Wai-ka fai.

 

Proprio la Milkyway produrrà nel 1998, probabilmente uno dei noir più importanti del nuovo cinema di Hong Kong, sulla carta il regista è il giovane Patrick Yau, in seguito per via anche delle dichiarazioni di To e di  Ka Fai, si è scoperto che gran parte del film è stato girato dal maestro To con la collaborazione del fidato socio Wai-ka fai.

 

 

locandina

The Longest Nite (1997): locandina

 

Sinossi: Macao, ormai la città è in balia delle triadi: due bande locali si danno battaglia da anni, è giunto il momento di trovare un accordo,in questo contesto si inserisce il poliziotto corrotto, per sua stessa ammissione , Sam (Tony Leung Chiu Wai) con il compito di tenere sotto crontollo la malavita in attesa del fatidico incontro tra i due boss, tuttavia l'arrivo in città di Tony (Lau Ching- wan) cambierà tutto.............

 

The Longest Nite è considerato all'unanimità come un noir rivoluzionaro e adesso cercherò di spiegarvi il perchè.

Per prima cosa ho deciso di raffrontarlo con The Mission, pellicola del 1999 e considerata da tutti come un vero e proprio gioiello rarissimo e prezioso diretto sempre dal maestro To.

 

In entrambi i film ritroviamo come protagonista indiscussa, la città in cui si svolge il tutto, qui però non siamo ad Hong Kong bensì a Macao ma cambia poco dal momento che anche Macao come Hong Kong è una Regione amministrativa speciale.

L'atmosfera generale in entrambi i film è simile, e come per The Mission anche qui l'ambiente è tetro, oscuro in cui è possibile individuare solo criminali.

 

In The Longest nite la fotografia è sublime, il lavoro svolto da Ko-Chiu-Lam è perfetto dove la luminosità è veramente ridotta al minimo, il tutto per accentuare un contesto gelido e particolarmente cupo ( a tal proposito la scena iniziale del ristorante è magnifica in cui si può evidenziare l'ottimo lavoro di Ko-Chiu-Lam).

Al contrario di The Mission qui To rivoluziona il genere noir omettendo dei capisaldi del cinema di Hong Kong, per prima cosa l'amicizia virile e sincera non esiste più, il termine Yichi ormai è scomparso; addirittura i soggeti non rispettano più nessun codice d'onore, neppure superficialmente come invece accadrà in The Mission.

 

In The Mission assistiamo alla perdita della centralità narrativa dell'intrigo, l'incipit è semplice qui al contrario l'intrigo è importante, molto complesso ma ben rappresentato.

In The Mission troviamo un'eleganza formale che raggiunge livelli altissimi  e poetici, composizioni volumetriche classiche celestiali, qui invece ci sono tante scene caratterizzate da uno stile documentaristico violento molto reale che si altrena però, anche qui, a sequenze complesse da un punto di vista cinematografico e mi sto riferendo al gunfight finale in cui troviamo un uso incredibile dello specchio:

 

- Sam ed  Tony (il killer) sono giunti allo scontro finale; Tony tramite uno specchio individua Sam, quindi siamo in presenza di uno specchio "cognitivo-spia", tuttavia appena si gira pronto a sparare si troverà di fronte una marea di specchi (specchio labirinto). 

Johnnie To a questo punto decide di complicare le cose e Sam viene rappresentato con lo stesso taglio di capelli (entrambi calvi) del killer, inoltre sono vestiti uguali quindi ci troviamo di fronte ad un preciso utilizzo dello specchio che richiama il tema del doppio (Face/off di Woo vi ricorda qualcosa?).

Ormai non ci sono più eroi e a tal proposito emblematica la scena del cosiddetto "sparo in macchina" in cui Sam (il poliziotto) spara in direzione della propria immagine allo specchio, quindi distruzione dell'eroe.

 

In conclusione siamo di fronte ad un film monumentale sotto tutti i punti di vista (memorabili le performance di Tony Leung e di  Lau Ching -wai), in alcuni punti sembrerà quasi di guardare il  Padrino di Coppola ma senza lealtà e onore.

Capolavoro intramontabile

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