Espandi menu
cerca
Dura lex

Regia di Lev Kulesov vedi scheda film

Recensioni

L'autore

AtTheActionPark

AtTheActionPark

Iscritto dal 29 settembre 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 83
  • Post 1
  • Recensioni 97
  • Playlist 28
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Dura lex

di AtTheActionPark
10 stelle

Lev Kulešov è passato alla storia più per le sue teorie cinematografiche - il celeberrimo «effetto Kulešov» -, che per i suoi film. Eppure, nella sua ricca filmografia (che giunge fino agli anni Quaranta), almeno due titoli sono considerati capolavori imprescindibili della cinematografia russa: la commedia surreale intitolata Mr West nel paese dei bolscevichi, del 1924, e Dura Lex, intenso e morboso «dramma da camera», del 1926.
Dura Lex, nonostante l'ambientazione "western" del Klondyke, si può considerare, piuttosto, un grandissimo esempio di kammerspiel. Infatti, pur recuperando il classico tema della «corsa all'oro» -  che prevederebbe un film strutturato sul viaggio, sul movimento -, il regista russo preferisce "chiudere" i propri personaggi in una casa isolata dal mondo, e concentrasi sulle loro (inquietanti) psicologie, sfruttando una precisa tecnica registica, stilizzata e minimale, tutta improntata sui primi e primissimi piani.
Con pochi mezzi, un pugno di attori e un unico ambiente, Kulešov riesce ad ottenere il massimo dalla tensione, sostenuto perfettamente dalla sceneggiatura di Victor Sklovskij, ispirata ad un racconto di Jack London.
Il regista fa così «sprofondare» il film in un'atmosfera da incubo, attraversata da un pessimismo di fondo nei confronti dell'Uomo. Infatti, quando uno dei personaggi uccide due suoi compagni, viene messo alle strette dagli ultimi superstiti. Questi, non volendo aspettare l'intervento della polizia (la casa è momentaneamente isolata per fattori esterni), processano arbitrariamente l'omicida, e lo condannano all'impiccagione. Il finale del film si tinge così di venature espressioniste e apocalittiche, non lasciando alcuna speranza morale.
Fondamentale è, poi, l'attrice Aleksandra Choclova, moglie di Kulešov, che, con la sua recitazione isterica, contribuisce a intensificare i toni schizofrenici e ambigui del film. Un film dove, ad essere processato, non è soltanto l'uomo della storia narrata, ma il principio stesso di Legge. Kulešov non dà speranze: come in Stroheim, non esistono buoni o cattivi, colpevoli o innocenti: il mondo è solo ed unicamente caos.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati