L'intendente Sanshô (1954)

[Sanshô Dayû, Giappone 1954, Drammatico, durata 119', b/n]   Regia di Kenji Mizoguchi
Con Kinuyo Tanaka, Yoshiaki Kanayagi, Kyôko Kagawa, Masao Shimizu



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'intendente Sanshô: assente
Ritmo ritmo in L'intendente Sanshô: presente
Impegno impegno in L'intendente Sanshô: assente
Tensione tensione in L'intendente Sanshô: presente
Erotismo erotismo in L'intendente Sanshô: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a L'intendente Sanshô (voti: 22 media: 4,77) 22

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L'opinione più votata

Di yume scritta il 11/11/2010 - utile per 15 utenti

Voto al film: voto ottimo

Nel Giappone dell’XI secolo una storia di schiavi e di padroni, di potere e sopraffazione, di uomini illuminati e uomini cinici e violenti, di donne, tutte, perdenti, ma sempre capaci di sacrificio e immensa umanità.
E’ il grande affresco di un’epoca corrusca, sprofondata in una condizione di miseria materiale a cui la miseria morale nega ogni riscatto.
C’è un Mizoguchi “politico” in ogni fibra di questa scelta di ispirarsi a Sanshô Dayû, leggenda di origine medievale, “quando il Giappone non era uscito ancora dall’oscurità, tramandata per secoli dalla gente e ricordata oggi come una delle leggende tradizionali della nostra storia”.
Il suo è il canto dell’antico aédo che raccoglie la memoria orale del popolo e la plasma in immagini per consegnarla al ricordo dei posteri.
La famiglia di un Governatore, la moglie, un’ancella  e i figli adolescenti, Zushio e Anju, tornano a casa attraverso il bosco, l’atmosfera è serena, il sole filtra tra le piante, le donne avvolte in luminosi kimono serici avanzano lente con ampi cappelli a pagoda, Zushio corre felice, ma un’ombra lo attraversa: “Com’è successo che mio padre sia finito nella lontana Tsukushi?”
Il padre è un uomo buono e giusto, si è opposto all’aumento delle tasse sul riso e alla richiesta di mandare i suoi contadini in guerra, per lui sono esseri umani, ha perfino insegnato loro a scrivere,  ma questo non va, rompe gli equilibri del potere e perciò è stato decretato il suo trasferimento, che in realtà sarà un esilio.
I contadini rumoreggiano davanti alla sua casa, vorrebbero insorgere, difenderlo, ma tra loro ci sono gli intramontabili paladini della moderazione che frenano e riportano alla ragione le masse urlanti:“Tornate a casa, se vi ribellate lui sarà incolpato”, e così le magnifiche sorti e progressive dei popoli seguiranno sempre il corso previsto.
Prima che lo scenario diventi l’inferno del lager che vedremo per tutto il resto del film, un interludio elegiaco di grande dolcezza si svolge fra le pareti di questa casa dove regnano amore e rispetto reciproco, mentre il Governatore dà l’addio alla famiglia che dovrà andarsene anch’essa e trovare rifugio dai nonni materni.
Egli parte lasciando i segni del suo testamento spirituale alla dolce Tamaki, una delle più belle figure femminili di Mizoguchi, silenziosa, discreta, un profilo bianchissimo incorniciato dalla lunga treccia nera, e ai suoi figli, a Zushio, in particolare, il suo piccolo uomo:“Zushio, sarai un uomo ostinato come me? Ricorda, senza la pietà un uomo non è un essere umano.Sii duro con te stesso ma compassionevole con gli altri.Gli uomini sono stati creati uguali.Tutti hanno diritto alla felicità. ESPANDI +
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SI

Opinioni su L'intendente Sanshô


29 ottobre 2011 Opinione di Peppe Comune su "L'intendente Sanshô"
Peppe Comune

Il governatore della provincia di Mutsu, Masauji Taira (Masao Shimizu), viene esiliato nella lontana provincia di Tsukushi perchè i suoi metodi troppo umani di gestire i feudi posti sotto la sua amministrazione e la fraterna complicità instaurata con i contadini che lavorano per lui, mal si sposano con gli interessi di casta e la struttura rigidamente piramidale del potere imperiale. L’esilio comporta anche l’allontanamento dalla famiglia e così la moglie (Kinuyo Tanaka) e i figli...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto ottimo a L'intendente Sanshô (1954)

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11 novembre 2010 Opinione di yume su "L'intendente Sanshô"
yume

Nel Giappone dell’XI secolo una storia di schiavi e di padroni, di potere e sopraffazione, di uomini illuminati e uomini cinici e violenti, di donne, tutte, perdenti, ma sempre capaci di sacrificio e immensa umanità. E’ il grande affresco di un’epoca corrusca, sprofondata in una condizione di miseria materiale a cui la miseria morale nega ogni riscatto. C’è un Mizoguchi “politico” in ogni fibra di questa scelta di ispirarsi a Sanshô...

voto al film: yume assegna il voto ottimo a L'intendente Sanshô (1954)

10 commenti
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29 marzo 2010 Opinione di OGM su "L'intendente Sanshô"
OGM

Questa storia di esilio, rapimento e prigionia è una delicata favola sul perdersi e ritrovarsi, sulla schiavitù che induce la corruzione e la lontananza che induce l’oblio, fino a che una misteriosa forza emergente dall’anima riesce, improvvisamente, a far rivivere il passato. Questa fiaba ha il respiro narrativo di un romanzo di formazione, e lo spessore emotivo di un dramma, e non  fa scaturire il lieto fine magicamente dal nulla, bensì lo costruisce...

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11 marzo 2009 Opinione di michel su "L'intendente Sanshô"
michel

UN GRIDO DIPINTO CON LA NEBBIA In un Giappone medievale i figli di un governatore in esilio diventano schiavi mentre la loro madre è costretta a prostituirsi. In immagini bellissime il film racconta le contraddizioni di un paese dove un'aristocrazia “illuminata” e colta vive sulle spalle di un ceto contadino miserabile. Lento e ieratico come un cerimoniale il film ricostruisce abilmente il tessuto sociale, ma lo stile elevato raffredda le emozioni suscitando più ammirazione che...

voto al film: michel assegna il voto buono a L'intendente Sanshô (1954)



10 dicembre 2008 Opinione di sasso67 su "L'intendente Sanshô"
sasso67

Perché un film intitolato all'intendente Sanshô, che non è certo il personaggio principale della storia che Mizoguchi ci viene a raccontare? Perché, secondo me, l'intendente Sanshô rappresenta il male che l'uomo deve affrontare nella vita, l'ostacolo al Bene, il lato oscuro da superare per raggiungere la beatitudine cui anela ogni seguace del Budda. L'intendente cerca di tenerci prigionieri, di educarci con le buone o con le cattive (più spesso con le cattive) a seguire il suo cattivo...

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26 settembre 2008 Opinione di steno79 su "L'intendente Sanshô"
steno79

VOTO 10/10  Nel Giappone dell'undicesimo secolo, il figlio e la figlia di un governatore sono separati brutalmente dalla loro madre e sono comprati come schiavi dall'Intendente Sansho, un funzionario crudele che agisce sotto la protezione ministeriale. Dopo dieci anni di schiavitù, il giovane evade con l'aiuto di sua sorella, che si sacrifica per lui. Insieme ai Racconti della luna pallida d'agosto, il capolavoro assoluto del regista : vicenda dolorosa e straziante ma di altissimo valore...

voto al film: steno79 assegna il voto ottimo a L'intendente Sanshô (1954)

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22 agosto 2006 Opinione di sokurov su "L'intendente Sanshô"
sokurov

Mentre la pietà non è di questo mondo, il desiderio di giustizia e la voce dalla propria madre ci straziano. Chi vede un film di Mizoguchi è fortunato. Ma la fortuna ce la possiamo procurare facilmente, in questo caso. (...cari cinefili comatosi...) www.asianworld.it Voto 10/10

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