Dogville (2003)
Con Stellan Skarsgård, Nicole Kidman, Siobhan Fallon, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Jeremy Davies, Lauren Bacall, Paul Bettany, Harriet Andersson, James Caan
03/08/2011
Lars von Trier: "E' terribile" - il manifesto
Per Lars von Trier è stato un brutto colpo scoprire che tra i film preferiti di Anders Breivik, il killer dell'isola di Utoya, ci sia il suo...
di Filmoski
La trama
Le peripezie di una fuggiasca nella profonda provincia americana.
1930: a Dogville, uno sperduto villaggio delle Montagne Rocciose, arriva la bella Grace. Sulle sue tracce ci sono due spietati killer: grazie all'intercessione di Tom, portavoce della comunità, Grace ottiene ospitalità e protezione a patto che sia disposta a lavorare per il bene comune. Quando gli abitanti di Dogville scoprono che la donna è ricercata, avanzano nei suoi confronti sempre maggiori pretese. Ma lei nasconde un segreto che li farà pentire amaramente...
Il primo segmento della nuova trilogia di von Trier sull'America è un film di testa e d'emozioni. Film di testa: _Dogville_ è un'astrazione disegnata sul pavimento di un set che è un palcoscenico tra Brecht e Ronconi, i personaggi corrispondono agli stereotipi dei romanzi (e dei film) su una qualunque piccola città, il racconto è diviso in un prologo e nove capitoli, ci fa da guida la voce di un narratore. Film di emozioni: basta che la macchina da presa si avvicini al volto di Grace o di uno degli abitanti di Dogville e dimentichiamo di essere su un set, entriamo in un labirinto di passioni represse, voglie mai sfogate, ipocrisie, odiosità, umiliazioni. _Dogville_ è un atto di fede nel cinema e insieme una dimostrazione della sua falsità. È anche una specie di inno a un'attrice, Nicole Kidman, diafana forte leggera decisa, che percorre il film con appassionata accortezza e penetrante partecipazione. L'immorale von Trier può anche darsi che sia un impostore, come dicono i suoi denigratori. Non c'è neppure l'ombra della realtà in _Dogville_, c'è solo un set.
La recensione di FilmTv
Di Bruno Fornara - FilmTV n. 46/2003
Tra Brecht e Ronconi il primo atto della trilogia di Von Trier dedicata agli States. Intenso, emozionante, claustrofobico, sorprendente. Con una grande Nicole Kidman
Un paese sulle Montagne Rocciose. Un set in uno studio da cui non si esce mai. ESPANDI +
L'opinione più votata
Di Viola96 scritta il 10/06/2012 - utile per 15 utenti
Voto al film: 
- negative [25]
- sufficienti [14]
- positive [128]
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30 giugno 2012 Opinione di TheWarOfEcho su "Dogville"
Il capolavoro di Von Trier. Con il semplice uso di un teatro e di gessetti per contraddistinguere i vari luoghi, il regista danese tira fuori una completa analisi delle personalità e dei comportamenti umani. Discorso finale fra Grace (una bravissima e bellissima Nicole Kidman) e suo padre da ascoltare e riascoltare.
voto al film: 
10 giugno 2012 Opinione di Viola96 su "Dogville"
Umanamente scorretto. E' questa la prima espressione che viene in mente per descrivere Dogville, ad oggi, una delle migliori tra le opere di Lars Von Trier, regista difficile, strano, ma sempre intrigante, forse proprio per la 'demonizzazione' che l'opionione pubblica ha fatto della sua filmografia. Dogville è una cittadina asettica: poche persone, davvero poco, che si conoscono tutte, si amano tutte, non escono mai dal paese e vivono grazie a quel poco che riescono a racimulare. Vivono...
voto al film: 
13 maggio 2012 Opinione di marcopolo30 su "Dogville"
La continua ricerca di qualcosa di diverso, di personale, fa certamente onore a Lars Von Trier. E anche questo “Dogville”, al pari di tutte le altre sue opere (di quelle 5 o 6 che ho visto io, quanto meno) possiede un innegabile dose di carisma. Sfortunatamente l'idea di allungare un film così ultra-statico come “Dogville” per quasi due ore e mezzo ha il suo prezzo. Un prezzo chiamato noia.
voto al film: 
13 novembre 2011 Opinione di Kurtisonic su "Dogville"
Lars Von Trier posa un altro mattone nel muro del suo pessimismo. Per semplificare i tempi di una narrazione che necessita di un crescendo drammatico e consapevole, il regista decostruisce, rivoluziona l'aspetto visivo più evidente, confonde i parametri spazio-temporali in un ambiente artificioso. Il set è parzialmente riprodotto, il villaggio di Dogville è rappresentato su di un palcoscenico teatrale, gli ambienti disegnati per terra sono inesistenti, pochi oggetti sono...
voto al film: 
26 aprile 2011 Opinione di giorgiobarbarotta su "Dogville"
Dogville, letteralmente: la città del cane. Ma anche città dei cani o città cane. Come a dire: la civis tenuta o che tiene al guinzaglio, che dà (mafiosamente) in cambio di, miglior amica dell’uomo ma pur sempre ringhiosa e pronta a mordere, animale sociale eppure, all’osso, animale, istinto primordiale. Forse la forma istituzionalizzata e accettata della comunità si può dire migliore della violenza e dell’egoismo gangstaristico?...
voto al film: 
15 aprile 2011 Opinione di Utente rimosso (pgll) su "Dogville"
A dispetto di quanto osservato da alcuni ho trovato Dogville per nulla noioso. Anzi dal punto di vista del "plot" direi coinvolgente. La progressiva discesa agli inferi di Grace ottimamente interpretata da Nicole Kidman (a me piace, che vi devo dire?), e così gli altri caratteri, tutti centrati. Mi lascia un po' perplessa la decisione stilistica di estrema astrazione teatrale (per altro non proprio originale) ed il messaggio finale. Come se, prendendo la mira sulla sagoma (e quindi...
voto al film: 
4 aprile 2011 Opinione di ViolettaBeauregarde su "Dogville"
Lars Von Trier ambienta questo dramma umano in un palcoscenico dove la sensazione di chiusura della comunità di Dogville diventa ancora più amplificata fino a dimostrare allo spettatore la claustrofobia in cui vive l'umanità a contatto con la diversità.
voto al film: 
29 settembre 2010 Opinione di LIBERTADIPAROLA75 su "Dogville"
Questo primo capitolo della trilogia sulla Storia Americana di Lars Von Trier è un curioso esperimento che abbina il verismo (l'uso della macchina a mano come il "dogma" insegna) alla falsità (il set è un palcoscenico senza edifici, la recitazione è teatrale) per rappresentare il significato della cinepresa. Nonostante si tratti di cinema alternativo la narrazione tiene icollati allo schermo in attesa dello scatenarsi degli eventi (soprusi e umiliazioni ma crudo...
voto al film: 
26 gennaio 2010 Opinione di LAMPUR su "Dogville"
Storia dell'esemplare ricostruzione record post terremoto abruzzese. Le nuove case affidate ad un geniale team di architetti dell’amore e disegnate interamente col gessetto favoriranno la socializzazione e lo scambio di opinioni, d’estate saranno ventilate e d’inverno permetteranno ai bimbi di giocare con la neve direttamente nella loro stanzetta. Inoltre la creatività nell’arredamento potrà raggiungere vette mai immaginate prima: basterà munirsi...
voto al film: 
- negative [25]
- sufficienti [14]
- positive [128]
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