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La città incantata

Regia di Hayao Miyazaki vedi scheda film

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FABIO1971

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La recensione su La città incantata

di FABIO1971
8 stelle

"Cercati un lavoro, è l'unico modo per ritornare da dove sei venuta".
[Haku a Chihiro]

Chihiro è una bambina che sta traslocando nella sua nuova casa insieme ai genitori: sbagliano strada e finiscono in una misteriosa città, adornata a festa e disabitata. Presto Chihiro comprenderà di trovarsi in un mondo incantato e popolato da strani esseri: i suoi genitori scompaiono, trasformati in due grossi maiali dopo aver mangiato il cibo destinato agli spiriti divini che popolano la città e Chihiro si ritrova da sola a dover affrontare le incredibili magie che le si presentano davanti agli occhi. Incontra il giovane Haku, che si offre di guidarla e proteggerla dalla maga Yubaba, capace di trasformare gli esseri umani in animali: per Chihiro sarà l'inizio di una straordinaria e fantastica avventura. Undicesimo lungometraggio prodotto dallo Studio Ghibli, scritto da Miyazaki ispirandosi al romanzo Il meraviglioso paese oltre la nebbia di Sachiko Kashiwaba e premiato con l'Oscar per il miglior film d'animazione e con l'Orso d'oro (ex aequo con Bloody Sunday) al Festival di Berlino, La città incantata (riproposto all'edizione 2010 del Festival Internazionale del Film di Roma col titolo La sparizione di Chihiro e Sen) è una delle opere più celebri del suo autore: Miyazaki cita se stesso (Porco rosso), gioca con poetica leggerezza, in un elegiaco canto d'amore all'innocenza della fanciullezza e alla purezza delle proprie radici, con lo smarrimento dell'identità personale e la crescita dell'individuo verso la maturità, rilegge mitologie e leggende della cultura giapponese con un linguaggio cinematografico di universale suggestione spettacolare e smagliante impatto visivo, immergendo il film nelle atmosfere sognanti dei suoi mondi incantati e scagliandosi con raffinatezza ed incisività contro i rischi della globalizzazione senza freni della società moderna, divorata e governata dal denaro. Nell'abbagliante splendore delle animazioni, trionfo di paesaggi mozzafiato (le immense distese di prati e cieli, l'oceano sterminato che circoscrive i confini della città) e virtuosistiche fantasmagorie, Miyazaki dispiega il suo smisurato e geniale talento in un vorticoso crescendo di fiabesche meraviglie ed inquietanti simbolismi: memorabili l'incontro con Kamaji, il Signore delle Caldaie, il bagno "purificatore" dello Spirito del Cattivo Odore, l'omaggio al Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett nel personaggio del gigantesco bebè di Yubaba (oltre, ovviamente, agli evidenti riferimenti a classici ed immortali capolavori come Alice nel paese delle meraviglie e Il mago di Oz), le affascinanti architetture nascoste della città, tripudio di palazzi spioventi, lamiere, grondaie sferraglianti, fumi e vapori, la voce di Youmi Kimura sui titoli di coda, la languida colonna sonora di Joe Hisaishi. Una gemma scintillante in una delle più preziose e vitali filmografie della storia del cinema.

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