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Dust

Regia di Milcho Manchevski vedi scheda film

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La recensione su Dust

di *Eloisa*
6 stelle

Una pellicola bizzarra, capace di affascinare e di deludere al tempo stesso. Vi sono spunti geniali e scelte assolutamente discutibili. Ciò che maggiormente cattura attenzione ed entusiasmo è la corsa dei protagonisti (Luke, Lilith, Elijah) verso la loro stessa distruzione: ha un che di tragico, nel senso più stretto del termine. Il conflitto fratricida fra Elijah e Luke e, in particolare, la smania di possesso e l’irrequietezza del fratello maggiore, non hanno giustificazioni. Nulla si conosce del passato dei due uomini, della loro famiglia: tutto ciò che viene mostrato è il punto di rottura, il momento in cui Luke cessa di essere il “guardiano” di Elijah per trasformarsi nella pedina principale di tutta l’azione drammatica. Egli agisce ciecamente e ciecamente distrugge. Non possiede qualità né attenuanti e lo spettatore fatica sinceramente a identificarsi con il protagonista, o quanto meno a simpatizzare per lui. L’atmosfera del flash back stordisce lo sguardo, lo sporadico utilizzo del bianco e nero ricostruisce, pezzo dopo pezzo, una vicenda parallela che mescola e unisce eros e thanatos. Il rapporto sessuale fra Luke e la cognata Lilith ha la crudezza di un assassinio; non è un atto fertile e prolifico, ma un gesto di morte (non è un caso che la piccola Sarah, di paternità incerta, cessi di vivere pochi giorni dopo essere venuta alla luce). E nella dissoluzione si conclude anche la nascita della figlia di Neda, la donna macedone che aveva salvato Luke e curato le sue ferite. Luke non può esimersi dal portare la morte, anche quando tenta di porre rimedio al proprio cinismo e di ricambiare la donna che in passato gli aveva salvato la vita.
Questi sono, in nuce, gli elementi tragici che Manchevski ha disseminato in tutta la pellicola: piccoli germogli da cui avrebbe potuto crescere un grande film. Se non fosse che il regista ha preferito andare oltre (chissà poi per quale motivo), inserendo il tutto in una cornice da commediola americana che poco si amalgama con il resto della vicenda e ne riduce notevolmente la tensione drammatica.

Su Anne Brochet

Una bellezza non hollywoodiana, anticonvenzionale. Riesce a rendere con leggerezza la stravaganza e la dimensione drammatica del proprio personaggio, senza appesantire la recitazione con inutili moine. Poco sfruttata (a causa della brevità della vita di Lilith), ma brava.

Su David Wenham

Forse una delle sue migliori interpretazioni: Wenham è un attore che rende particolarmente quando gli vengono affidate parti "eccessive". Il suo Luke non è antipatico, ma ha un che di vagamente disturbante. A tratti è un personaggio tragico a tutto tondo, a tratti solo un grandissimo opportunista. L'interpretazione di Wenham è molto ben calibrata.

Su Joseph Fiennes

Insignificante rispetto alla Brochet e a Wenham.

Su Milcho Manchevski

Debole, poco energica. Sembra quasi che il regista, durante tutta la durata della pellicola, non sia stato in grado di decidere da quale ottica mostrare la vicenda narrata. Parte con la classica scena del "delinquente-buono" che entra in casa della nonnina per commettere un furto: in questa fase buonismo a tutto spiano. Prosegue quindi con la storia dei due fratelli, innamorati entrambi della stessa donna: questa è la parte più riuscita, senza dubbio. Ma anche qui abbondano le scelte discutibili: l'intervento dei personaggi della cornice sulla scena, intreccio caotico (e gratuito) dei piani temporali. Bisogna per forza essere eccentrici, per essere dei buoni registi?

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