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La dolce vita

Regia di Federico Fellini vedi scheda film

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GARIBALDI1975

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La recensione su La dolce vita

di GARIBALDI1975
9 stelle

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Nel 1960 a Cannes Federico Fellini presentò 'La Dolce Vita' in competizione con un altro grande film italiano 'L'Avventura' di Michelangelo Antonioni. Entrambi i film condividevano temi simili, seppure trattati con approcci diversi. L'Avventura vinse il premio della giuria, ma fu letteralmente oscurato da 'La Dolce Vita' che vinse la più prestigiosa Palma d'Oro.

 

La Dolce Vita è forse la più grande opera di Fellini insieme a '8 e 1/2', difficile prediligere fra i due titoli, anche se io ho una particolare simpatia per il primo. In questo film c'è una profondità nascosta in un complessivo simbolismo nemmeno tanto celato in ogni episodio raccontato. Le musiche del leggendario Nino Rota scandiscono gli episodi arricchendoli di vitalità. Il film fu ben accolto dalla critica e dal pubblico, in particolare, tanto che il termine italiano 'paparazzo' è stato coniato come una parola internazionale che tutti conoscono fin troppo bene. Ironia della sorte, Marcello Mastroianni che all'inizio della sua carriera fu considerato un volto troppo "normale", con questo film divenne il simbolo del tipico latin lover.

 

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Da un punto di vista folkloristico 'La Dolce Vita' rimane immortalata nell'immaginario collettivo con le scene girate a Roma, lungo via Veneto e sopratutto nella fontana di Trevi, lì dove Anita Ekberg chiama "Marcello" con un forte accento svedese. L'immagine di Anita Ekberg nella fontana di Trevi è iconica quanto quella di Marilyn Monroe che refrigera le 'parti basse' sfogando il caldo soffocante di un'estate newyorkese.

 

La Dolce Vita è un racconto sul personaggio di Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), un emiliano che emigrato a Roma con il sogno di diventare uno scrittore, finisce nella città eterna a scrivere da giornalista di gossip, un uomo che in fondo (in fondo), come tutti noi, cerca prima di darsi una dimensione e poi di ritrovare se stesso. Ma chi è Marcello? Uno scroccone, un parassita? E' forse un affascinante seduttore? Il vivere parassitario dei paparazzi è evidente in tutto il film. Marcello fa parte di loro, a suo modo è una "iena" anche lui, ma sembra essere più interessato a confrontarsi e immergersi nel gruppo dell'élite, tra i vip, mischiandosi con loro.

 

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Il film segue Marcello durante sette episodi, quasi fossero sette giorni di una settimana vissuta insieme al protagonista. Fa nuovi incontri, conquista nuove donne, banchetta con l'elite dell'alta società, ma sempre con i paparazzi al seguito. Il primo di questi incontri è Maddalena, interpretato da Anouk Aimée. Maddalena è un'ereditiera, una donna annoiata e libertina in tutti i sensi, che passa tempo con Marcello, sino indifferentemente a fare sesso con lui nella camera da letto di una avventuriera prostituta. Il successivo incontro è con la diva hollywoodiana Sylvia (Anita Ekberg), dalla quale Marcello è estremamente attratto, ma che è già sentimentalmente impegnata in una tumultuosa relazione con il collega attore Robert, pure lui una star americana. Anche Sylvia corre via dalla realtà nella notte con il suo sopraggiunto fortunoso amico Marcello, che tenta futilmente di corteggiarla, ma catturare Sylvia è effimero quanto imprigionare acqua con un colabrodo. Poi frequenta i festini nell'appartamento di un suo amico intellettuale, un certo Steiner, uno scrittore all'apparenza molto equilibrato, ma che termina la sua vita nel peggiore dei modi. Questi ed altri incontri definiscono il personaggio e la vita di Marcello.

 

Che dire di Federico Fellini? Un magistrale regista, eccellente nei dettagli, nel mostrare allegri festini (cupi e disperati come il nero impresso nella pellicola), personaggi bizzarri e allo stesso tempo persi ed erranti.

 

Due donne contrastanti rappresentano due modi di vivere la propria esistenza. Da una parte c'è il lusso, il bello dell'apparenza, rappresentati dalla bionda platinata star del cinema americano, Sylvia (Anita Ekberg), bella e impossibile, un femminone, sensualità verace allo stato solido; dall'altra c'è il vero, la concretezza, la triste realtà, una fidanzata bella, fedele e gelosa di nome Emma (interpretata da Yvonne Furneaux). Emma adora Marcello e farebbe qualsiasi cosa per lui, mentre la star Sylvia si occupa soprattutto di sfoggiare la propria sensualità. Marcello considera Emma vergognosa nella sua autenticità, nel suo amore incondizionato, mentre lui le racconta di Sylvia e quanto essa rappresenti per lui tutto ciò che è femminile. Sylvia è infantile e seducente allo stesso tempo, è una moderna 'Venere' di Botticelli immersa nella fontana di Trevi. Lei incarna l'amore, sfuggente e frizzante, mentre Emma rappresenta la vita vera, quella che ci soffoca con la sua aggressività, con la sua vischiosità , con quell'amore dominante e strangolante. Eppure Marcello continua a tornare nel letto con Emma, mentre Sylvia e Maddalena scompaiono così come sono apparse. Lui rimane eternamente inquieto e insoddisfatto.

 

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Questo capolavoro di Federico Fellini è tale perché sempre moderno nella sua essenza ricca di simbolismi, percepibili allo spettatore, come il "mostro marino" spiaggiato all'alba, o come l'elicottero che vola basso sui nuovi quartieri di Roma, portando una statua di Cristo che pende dalle corde come un angelo a braccia aperte estremamente tollerante.

 

Il dizionario Morandini descrive il film come una rappresentazione della Roma di quegli anni, raccontata come una "Babilonia precristiana" e "una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica", di un film che è un viaggio nel disgusto, afferma che La Dolce Vita è uno "spartiacque del cinema italiano" ed "un film cerniera" nella carriera di Fellini.

 

Unica eccezione che mi sento di palesare (unico motivo per cui non assegno le famigerate 5 stelle piene) è che il film è troppo dilatato nel tempo, un montaggio più snello, lo avrebbe reso più incisivo.

 

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La scene più belle sono quelle con il padre di Marcello (nelle quali mi sono più volte emozionato, anzi commosso, e di cui preferisco non dire nulla) e quelle finali sulla riva del mare, dove Marcello sente una voce che lo chiama: è Paola, l'innocente ragazzina conosciuta per caso in una trattoria, che si trova al di là di un ruscello. Marcello si volge verso di lei ma, pur non essendo lontano, a causa del rumore del mare, non riesce a udirne le parole. Lei gli fa dei gesti per farsi capire, ma è inutile. Marcello alza la mano per un ultimo saluto e si allontana per raggiungere il gruppo di amici. La ragazzina lo guarda allontanarsi e con lei si allontana per sempre la grazia della semplicità e dell'innocenza.

 

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Marcello aveva ambizioni d'intellettuale e scrittore. Alla fine, dopo aver spostato la sua esistenza nel crogiolo servile delle pubbliche relazioni, vende la sua anima alla vacuità. La scena finale sulla spiaggia è un trionfo dell'opportunismo rispetto all'innocenza e al bello della semplicità.

 

Con passione e competenza Fellini attacca il mondo della superficialità, delle futili celebrità e del degrado sociale, esponendo le loro falsità e debolezze, rappresentando il vuoto amorale che le circonda, la triste vittoria della vacuità sulla verità e autenticità delle cose semplici.

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