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Bullet in the Head

Regia di John Woo vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Bullet in the Head

di Byrne
9 stelle

Bullet in the head. Cioè Woo, Woo in tutte le sue sfumature, idiosincrasie, prodezze di gran regista di genere. Vale anche per The Killer, ovviamente. Ma qui il gioco si scopre ulteriormente. Peckinpah non si intuisce più, si vede. Il Cacciatore di Cimino è davanti agli occhi, palese, inconfondibile. Come fa questo genietto della cinepresa a non cadere nell'errore del regista cinefilo medio? Non ostenta. Interpreta. Non violenta la propria poetica per amor di citazione, con la citazione la arma fino ai denti. Le tematiche, quel che contraddistingue ogni grande autore, sono le stesse tre o quattro in ogni film. Questo non fa eccezione. Amicizia (e come no?), onore/tradimento, amore (questo è il lato "debole" di Woo, quello che all'occhio di un Americano o di un Europeo rischia di scadere, e invece non lo fa, basta stare attenti), morte. Non manca davvero nessuno dei marchi di fabbrica del Cinese: Woo stilizza più che mai gestualità e carattere dei suoi personaggi, continua a danzare tra i proiettili nell'amato ralenty a-là-Il Mucchio Selvaggio, non smette di miniare le inquadrature. Ma per la prima volta è davvero drammaturgo. Bullet in the head non è un film cinico. Devastante, si, ma perchè pieno di incertezza. Un grido violento, ma un grido di dolore, non di rabbia. Epopea fluviale e travolgente che si piazza senz'altro tra i migliori film di genere mai girati, indeciso tra vietnam movie e noir metropolitano, poetico e corale, nero, privo di vie di scampo. Almeno una decina le scene da plauso. Su tutte spiccano il lungo omaggio a Cimino (forse persino superato quanto a profondità e coraggio), ossìa la scena di fucilazione nel campo vietcong, e la sequenza con l'amico impazzito per il dolore del proiettile che rifiuta di farsi sparare in testa, puntando la pistola al cuore.

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