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Bullet in the Head

Regia di John Woo vedi scheda film

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La recensione su Bullet in the Head

di chinaski
8 stelle

John Woo in questo suo affresco corale sull’ amicizia riprende tematiche e idee di altri film o altri artisti e le rielabora nella sua personale maniera. Prima di tutto c’è il Cacciatore a cui il plot del film è segnatamente ispirato. Diciamo che John Woo riprende quasi in maniera identica la storia di Cimino e il suo evolversi. Agghiacciante come nel film dell’ americano è tutta la parte girata nel campo di prigionia vietnamita. Stessa inutile e stupida brutalità da parte degli aguzzini nei confronti dei tre amici. Nella prima parte (la più leggera) abbiamo omaggi dichiarati ai film di arti marziali. Con una rappresentazione estetica della violenza. Anche John Woo fa del sangue, delle lotte e delle esplosioni dei proiettili elementi stilistici di una coreografia. C’è il melodramma nei rapporti che si instaurano con i personaggi femminili, con un senso di perdita e tragedia imminente. C’ è Shakespeare, nella figura del teschio e nei temi della vendetta. Ma anche nel rosso del sangue che rimane sui volti e sulle mani dei protagonisti.
Il proiettile in testa (Bullet in the Head) è quello che segna la vita dei tre amici. Segna attimi drammatici, tradimenti e vendetta. Segna il cambiamento improvviso e inaspettato della loro vita e la fine inevitabile di una amicizia.
John Woo realizza un film che vuole incastrare storie personali e cambiamenti storici. Il regista in alcuni casi si sofferma molto sugli scontri con la polizia, sulle occupazioni coloniali, sugli atti di guerra. Un’ atmosfera quasi politica che viene poi stemperata dai momenti di gioco e scherzo tra i tre amici. Poi c’è la musica che segue le immagini, le bilancia e le enfatizza e che forse perde incisività per la sua continua presenza
Il film è complesso proprio per il contiinuo sovrapporsi di generi e richiami filmici. Per il continuo cambio di registro. Si passa dalla commedia, al Kung Fu, dal war movie al melodramma. Per arrivare ad un finale tragico (non drammatico) che richiama in maniera esplicita William Shakespeare.
Inoltre John Woo si occupa anche del momtaggio e questo dimostra quanta padronanza abbia del mezzo cinematografico.
Quello che stupisce e come al solito rattrtsta è vedere il cambiamento del regista dopo il suo arrivo ad Hollywood.
Il sinonimo Honk Hong azione è rimasto, mentre il melodramma, la tragedia, il senso politico e umano delle vicende sono andate scomparendo.
I soldi, come è ben noto, continuano il loro irreprensibile lavoro di rincoglionimento.
E lì in America, di soldi, ne hanno sempre saputo qualcosa.

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