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Decalogo 5

Regia di Krzysztof Kieslowski vedi scheda film

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La recensione su Decalogo 5

di maso
10 stelle

Il più famoso, il più premiato, il più brutale, il più acclamato, il più difficile, il più spietato dei peccati viene colpevolmente commesso da Kieslowski in questo suo quinto film del Decalogo sul quale tali termini si posano perfettamente.

Le girandole morali religiose e sentimentali dei primi quattro film sono letteralmente spazzate via dalla cruda rappresentazione della morte per mano di chi ne ha diritto secondo la legge dell'uomo e di chi non ne ha diritto per la legge di Dio ma la loro comparazione non fa emergere alcuna differenza se non che l’esecuzione imposta dalla legge dell’uomo sembra anche più disgustosa e rivoltante di un crimine violento e insensato come quello posto in atto dal balordo Jacek.

La trama pone l’attenzione su tre personaggi distanti e diversi: il teppista, l’avvocato e il tassista, ciò che li lega è una asettica Varsavia e nient’altro, ci vengono descritti in maniera indiretta senza presentazioni, Jacek si muove per le strade come un Alex De Large silenzioso pronto a compiere qualsiasi nefandezza gli passi per la testa tipo gettare un sasso dal cavalcavia o spintonare uno sconosciuto nelle latrine, nel frattempo Piotr sta dando l’esame di laurea definitivo esponendo il suo punto di vista sulla pena capitale a suo parere inutile e inapplicabile dai tempi di Caino e Abele, l’attore Jan Tesarz è invece un tassista sui cinquanta viscido e  antipatico che fa discriminazione sui suoi clienti a seconda di come gli gira, ad esempio non lascia salire la coppia di Decalogo 2 che probabilmente ha già alle spalle la storia narrata nel loro episodio ma vorrebbe far salire una ragazzina che lo provoca sculettando, i destini di questi tre personaggi si uniscono a causa del gesto folle di Jacek che uccide il tassista in una strada di campagna raggiunta con il suo taxi, questa memorabile sequenza mi ha ricordato tantissimo una famosa scena filmata da Hitchcock per il suo “Sipario strappato” dove Paul Newman uccideva con estrema difficoltà una spia che lo aveva smascherato, Kieslowski sembra proprio rifarsi al maestro del brivido che dichiarò che in quella scena voleva dimostrare che se non hai una pistola in mano non è così facile ammazzare qualcuno ma nel caso di Decalogo 5 l’intento è soprattutto quello di dimostrare come un brutale omicidio perpetrato senza criterio (Jacek passa da una corda per strangolare ad una coperta per soffocare fino a una spranga e una pietra per spaccare la testa alla sua vittima che sembra non morire mai) possa apparire anche meno brutale di una esecuzione legale dove il condannato viene travolto dall’indifferenza dei suoi boia gelidi ed inflessibili davanti alla sua disperazione.

Kieslowski non si preoccupa di spiegare i motivi che spingono all’omicidio e non mostra l’indagine ne l’arresto di Jacek, non sta girando un episodio di “Sulle strade di San Francisco” ma vuole puntare il dito sull’assurdità della pena di morte che fu in vigore in Polonia fino al 1988, il suo portavoce è Piotr che prende le difese di Jacek diventando quasi il suo confessore privo di fede nelle istituzioni i cui rappresentanti sembrano essere peggio del criminale, vi suonerà assurdo ma in qualche modo questo film è “Il buono il brutto e il cattivo” di Kieslowski o meglio i cattivi sono tanti, Jacek stesso che incarna secondo me la povertà di ideali e speranze della gioventù polacca, figli di un paese classificabile come l’estremo sud d’Europa pur essendo parecchio al nord, non è un caso che lo spirito del Decalogo questa volta lo guarda chiaramente scuotendo la testa in chiaro segno di disapprovazione nei confronti di questa gioventù senza valori. Decalogo 5 si distacca dai precedenti non solo per la brutalità e i contenuti ma anche per stile di regia assolutamente più viva e movimentata, Kieslowski si scatena in cromatismi giallo limone e gioca con primi piani e lenti anamorfiche dando prova di grande controllo nel montaggio frenetico della scena del crimine anticipatrice dello stile ormai maturo di “Tre Colori”. 

La maggior parte dei fans del Decalogo lo giudica il migliore dei 10, per me è uno dei migliori appena sotto Decalogo 1 e 6.

La pena di morte è per me giusta per certi reati, ad esempio Ted Bundy meritava la pena di morte e nel nostro paese la meritano tutti quei mafiosi schifosi che strizzano un occhio al secondino dalla loro cella e fanno saltare per aria le macchine con i magistrati che combattono per tenere pulita l'Italia.

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