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2001. Odissea nello spazio

Regia di Stanley Kubrick vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su 2001. Odissea nello spazio

di Utente rimosso (pithecusano)
2 stelle

Qualcuno che si è annoiato vedendo questo film, alla fine ci dà 5 stelle, perché l'ha fatto Kubrick. Se lo avessi fatto io, sarei stato un cretino qualunque, su questo siamo tutti d'accordo. Ma l'ha fatto Kubrick, e i santi non si bestemmiano. Mi ci sono messo di punta: dopo un tentativo fallito, mi sono imposto di vederlo tutto. E, dopo, sono andato in giro a documentarmi. Ho così scoperto un mucchio di cose che questo film vuole dire, che per saperle immagino occorra superare ardue prove di esegesi esoterica, tipo recitare tutta la "Vispa Teresa" in armeno leggendola al contrario. Come ad esempio che gli effetti luminosi sul finire del film simulano un passaggio in un buco nero, passaggio spazio temporale... sarà, ma ora che siamo nel 2008, WIndows Media Player ne fa di meglio, e il passaggio spazio temporale mi viene in mente di più facendo il sottopasso di Castel Sant'Angelo a Roma nell'ora di punta col mio transit ascoltando i Floid. Scopro che non è su Gove che doveva andare quel tale, ma su Saturno, ed era su Giapeto che si trovava l'altro monolite, il ricevente. Nel film non è chiaro, ma mi conforta il fatto che non sono il solo a trovarsi in difficoltà appena sulla tangenziale di Verona dopo un abbondante Vinitaly, se c'è chi piglia Giove per Saturno. Ma anche chi, come me che non ha avuto la fortuna di vedere una di quelle copie del film che girano col libretto d'istruzione (la mia era evidentemente senza), alla fine dicono "L'ha fatta Kubrick", che era un genio (ha vinto un apposito concorso, credo), perciò è un capolavoro, è arte, è filosofia.
Ora, per tirar su un paragone già trito, se entro nella Sistina, non ho bisogno di leggermi la biografia di Michelangelo comprensiva delle sue liste della spesa per capire che è un capolavoro. Se leggo Shakespeare, non mi serve conoscere l'importanza della patata nell'alimentazione dei ciabattini anglofoni del XVI secolo per apprezzare Amleto. E,come disse Bellavista, una squadra di operai ignoranti che si trova all'improvviso davanti un affresco cinquecentesco si ferma e chiama il caposquadra. Una squadra di operai ignoranti che si trova adavanti due segni sul muro, come ne ho visto alla Tate Gallery di Londra, butta giù di piccone e manda all'aria muro e "opera d'arte",come è già successo e come accadrà tra 500 anni alla Tate postatomica.
E allora, io, a differenza di altri, oso, e affermo che questo film è noioso come assunto, come realizzazione, come tecnica, ed ha dei difetti madornali: non ha alcun nesso narrativo tra una sezione e l'altra, c'è chi ha usato la parola "eone" per dare più importanza alla cosa, ma quello è. La devi intuire, e se per intuirla devi farti troppi rigiri mentali, per un film, che è raccontare per immagini, sei fuori. La musica è di una pesantezza assoluta, a commentare scene lunghissime che dovrebbero significare, nell'economia generale, qualcosa di evidentissimo e di fondametale, ma per esserlo lo devono strillare: nella Sistina non ci sono neon fluorescenti, Michelangelo non ne aveva bisogno, a differenza di Kubrick. Non si capisce chi sono i personaggi di ciascuna nuova sezione (eone, se preferite), che nesso abbiano, a parte quel grosso telecomando di latta messo lì da non si sa bene chi (Dio? No per carità ne abbiamo già troppi, quaggiù di aggegi buffi divini!), non si sa dove sono e perché ci stanno. E senza istruzioni, non si capisce. Dove stia Amleto, il Bardo lo sa dire in due righe. Perché il buon Stanley ci dica tutto questo, con tempi lentissimi (come si aggiusta un'antenna rotta fuori un'astronave? Piano piano! Come si va a salvare un compagno perso nel nulla? Piano Piano! Come si dà un colpo di scure o di vanga su un computer assassino e rotto? Piano Piano!) dobbiamo scoprirlo solo dopo averlo psicoanalizzato e chiesto scusa a un paio di Strauss. E' molto più fantascientifico, emozionante, filosofico ed eroico, molto più significante della funzione della razza umana trovar parcheggio sotto casa di mio fratello di mercoledì sera, a Monteverde Nuovo con un 110/280 (Eh sì, 110/280, perché anche io so qualcosa di formule e linguaggio esoterico). Sono contento per quanti affermano che questo è un capolavoro e che Kubrick era un genio. Ma per me, questa è una boiata pazzesca, e non intendo seguire un corso a dispense settimanali solo per avere una vaga idea di quello che forse l'autore voleva significarne: il genio, come la salacca delle acciughe, risulta evidente anche se lo nascondi. Non è questo il caso.

Sulla trama

Degli ominidi trovano una roccia quadrata nera, così sanno che le ossa delle mucche preistoriche spaccano i crani delle mucche preistoriche e quelli dei vicini molesti. Così, lo lanciano in aria e ci fanno un satellite (Socrate verrà nel prossimo film). Che però sulla Luna non c'è la peste, anche se per andarci ti danno a mangiare il pollo con la cannuccia e telefoni da una cabina col televisore, ma c'è un'altra roccia sotterrata, o forse è la stessa e se non è la stessa qualcuno tiri fuori quella degli ominidi, altrimenti i conti non tornano. Fine primo tempo, ci siamo già sparati più di mezz'ora di musica da fanfara su immagini ridondanti e quasi fisse. Sulla luna, però, ci sono i grilli, che come la luce va sulla pietra, si mettono a cantare tutti assieme. Così, dopo non si sa bene quanto non si sa bene chi sta su un'altra astronave, insieme a dei colleghi surgelati in segreto (ricetta speciale che non si deve far sapere?) e a un altro che si fa la lampada su un lettino. Qui si capisce che siamo in un film di fantascienza, perché questi due, per dirsi che forse il computer di bordo non funziona bene, devono andare a nascondersi in gran segreto, scordandosi però di tirare le tendine. Vera fantascienza, un mondo dove si scopre per la prima volta un computer che funziona male dopo 9 anni! Così, siccome un'antenna si rompe ma non è vero, passa un altro quarto di film per ripararla, e, come nessun meccanico farebbe, scoperto che non è guatsa né è guasto il ricambio, si rimette a posto il pezzo che non è rotto ma si potrebbe rompere: se andate a Firenze da Bologna e un fesso vi dice: "Hai la ruota sgnfia", fermatevi pure sotto la neve a cambiarla, e, se scoprite che non è bucata, togliete la ruota di scorta che avete faticosamente messo e rimettete su la ruota forse bucata, per vedere se arrivate o no a Roncobilaccio: se lo fate, e vi chiamate Kubrick, farete della vera arte. Qui succedono le uniche due cose comprensibili del film: il computer uccide i surgelati, uno dei due svegli e cerca di far la pelle anche all'altro. Che però ha visto i film di Bond, e lo fa fesso. Per fermare un computer, ci mette un altro quarto d'ora, ansimando come neppure un corallaro in affanno con un Mistral (altra scienza esoterica). A quel punto, pilotando non si sa come, arriva su Giove, dove lo mettono in pensione in un monolocale arredato un po' liberty un po' rococò, tanto che rompe un bicchiere, muore, ma al posto suo ci mettono un feto enorme grosso come tutta la Terra: ma che si era bevuto?

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