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La conversazione

Regia di Francis Ford Coppola vedi scheda film

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La recensione su La conversazione

di Stuntman Miglio
8 stelle

"Io me ne frego, sono affari loro, io voglio solo una registrazione chiara". La filosofia di Harry Caul, genio delle intercettazioni, è racchiusa tutta in questa frase. Meticoloso e scrupoloso sino a rasentare la paranoia, dedica tutto se stesso al lavoro evitando contatti umani e sfuggendo qualsiasi tipo di coinvolgimento emotivo possa derivare dai suoi incarichi. Solo, triste, con un passato difficile alle spalle ed ovviamente ossessionato dalla privacy, Harry è considerato il migliore del suo settore e viene per questo ingaggiato da un misterioso direttore d' azienda (cameo di Robert Duvall) per spiare una presunta coppia d' amanti. Il film di Coppola si apre lentamente (dall' alto) proprio sulla conversazione che i due obiettivi hanno in un parco ; da qui in poi, ha inizio una prima parte fatta d' interpretazioni ed incastri, di ricostruzioni audio e di supposizioni che porteranno il protagonista a perdere il suo famigerato ed inumano distacco a favore di un' angoscia sempre crescente derivata dalla sensazione che qualcosa di terribile stia per accadere. Costruzione della vicenda ed alcuni espedienti narrativi rimandano ad Hitchcock ed Antonioni (il "Blow up" ripreso poi anche da De Palma) ma Coppola è un cineasta con la C maiuscola e la sua mano si fa sentire soprattutto attraverso la memeorabile caratterizzazione del protagonista, con tutti i suoi disagi, rimorsi, e rassegnazioni. Un eccelso Gene Hackman lo aiuta nel dare corpo, voce ed ossessioni ad un personaggio che entra di diritto nella storia del cinema e che si guadagnerà una sorta di secondo capitolo moderno ben 24 anni dopo (quel "Nemico pubblico" di Tony Scott). Dotato di una colonna sonora mai invadente che annovera, fra gli altri, alcuni brani jazz, "La conversazione" è girato in maniera sobria, senza virtuosismi e con ampio utilizzo di camera fissa che si sofferma lungamente su ambienti ed oggetti mentre gli attori interagiscono dentro e fuori dall' inquadratura. La pellicola possiede inoltre uno splendido finale, inquietante e sospeso che offre spunti e riflessioni su quanto possa essere ingannevole l' apparenza e su quanto possano pesare le conseguenze delle proprie azioni.
Poco prima di sprofondare in una sorta di contrappasso spionistico, Harry Caul pronuncia la seguente frase esemplificativa : "Non ho paura della morte ma ho paura dei morti". Parole che oggi sono difficili da sentire in una società che non ha più coscienza.

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