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La grande abbuffata

Regia di Marco Ferreri vedi scheda film

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La recensione su La grande abbuffata

di bukowski91
10 stelle

Un’allegoria irriverente sulla società del benessere, creata dal boom economico degli anni ’60, portata in scena da Marco Ferreri. I quattro protagonisti, interpretati da quattro grandissimi attori, ne sono l’esempio lampante: essi sono rispettivamente: cuoco con un’attività avviata e fiorente, produttore televisivo, pilota d’aerei maniaco sessuale, magistrato con una “tata” possessiva.

Di tutto questo non ne possono più, vogliono nascondersi dal mondo rifugiandosi in una villa nei dintorni di Parigi per un “seminario gastronomico”. Non è la prima volta che lo organizzano ma, come dice Ugo, stavolta è diverso. Lo spettatore comprende man mano la loro follia distruttiva del mangiare e mangiare fino a scoppiare, cioè morire. Il consumismo è una malattia dalla quale non si sfugge, è come la tossicodipendenza secondo la visione di Ferreri, e allora tanto vale di fare una scorpacciata di cibo e sesso in grande stile per alcuni giorni per poi morire. Per quanto riguarda il sesso il personaggio lampante è Marcello. Ferreri infatti capovolge totalmente la figura di latin lover e uomo elegante di Mastroianni, trasformandolo in un autentico maniaco sessuale che “lo fa tutte le notti” con hostess e non. Però forse è il primo che comprende la follia autodistruttiva a cui stanno andando incontro nel momento in cui il troppo mangiare ha fatto calare la sua libido, dunque decide di andar via a bordo di una vecchia Bugatti trovata nel garage della villa. Il suo amore per quella macchina potrebbe simboleggiare il suo attaccamento ad un passato che non c’è più, magari più povero in termini economici e di risorse ma sicuramente più ricco di valori. Ma lui morirà gelato prima di partire perché dal consumismo non si sfugge. Michel(forse omosessuale) invece è un amante dell’arte, della danza e della buona musica ma il consumismo lo farà passare dalle sinfonie dei grandi pianisti a quelle dei peti, poiché l’eccessivo consumo di cibo gli procura un gonfiore allo stomaco e un’aerofagia. Ugo invece ha un passato da “sguattero” che si alzava alle 4 del mattino per cucinare ma forse anche per lui era meglio quella condizione genuina accanto alla sua cucina che tanto ama. Ed infatti tra i quattro è il più determinato a compiere la “missione”. Philippe è invece il personaggio che forse incute più tenerezza di tutti nello spettatore: vive con la tata iperpossessiva che non esita a molestarlo anche sessualmente. Lui probabilmente non ha mai avuto una donna e nel momento che conosce la maestra è costretto a raggiungere i suoi amici per non lasciarli soli. Andrea infatti ama Philippe ma non esita a concedersi anche agli altri , attratta dalla loro distruzione ma anche “affamata” lei stessa di cibo e sesso dunque da un consumismo nudo e crudo secondo Ferreri che sovrasta anche l’amore e l’affetto.

Probabilmente uno dei migliori film del regista in cui tutti i temi a lui più cari si intersecano in maniera congeniale dando vita ad un indiscusso cult, nonostante fosse stato fischiato durante la proiezione al festival di Cannes…ma se ci si cala in quel periodo(1973) se ne può dedurre il motivo…

Sulla colonna sonora

Inquietante al punto giusto

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