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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Regia di Elio Petri vedi scheda film

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La recensione su Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

di degoffro
8 stelle

"Tu potresti fare qualunque cosa" dice al capo della sezione omicidi della polizia, noto come "il dottore" la sensuale Augusta Terzi. E l'uomo non può che risponderle: "Non spingermi all'illegalità, sarebbe troppo facile nella mia posizione". Sta in questo dialogo fra i due protagonisti il senso profondo e vero di questo splendido, amarissimo e ancora attuale apologo di Elio Petri. Il potere, l'autorità, la possibilità di comandare rendono il protagonista del film praticamente onnipotente ("devi baciare la terra su cui cammino", dice in un impeto d'ira alla sua donna che lo ha tradito con un giovane rivoluzionario, e lo sbeffeggia per la sua immaturità sessuale). La sua insospettabilità e le sue convinzioni sull'inviolabilità del potere e del suo ruolo lo portano ad una sfida quasi grottesca e assurda con la legge. Nel giorno della sua promozione a dirigente dell'ufficio politico della questura per i meriti conquistati sul campo, uccide la sua amante fino ad allora sempre disponibile ad assecondare le sue fantasie, facendosi fotografare in pose che riproducevano le scene di celebri delitti sottoposti alle sue indagini. Ma anziché preoccuparsi di lasciare la benché minima traccia, da esperto del mestiere, si impegna paradossalmente a seminare indizi (impronte sul telefono, sui bicchieri, sulla doccia, un filo della sua cravatta azzurra lasciato tra le unghie della vittima, all'uscita dal palazzo, subito dopo il delitto, si fa anche vedere da un testimone che è poi quel ragazzo rivoluzionario con cui la sua amante lo aveva tradito), per dare conferma alla sua incredibile ma realistica teoria sulla intangibilità del potere. Non contento, giorni dopo l'omicidio, confessa ad un povero idraulico, incontrato per strada, di essere l'assassino e lo invita ad andare in questura per descriverlo dettagliatamente, ma ovviamente l'uomo viene preso per un mitomane. Petri, tra grottesco e tragico, grazie anche al calibratissimo montaggio di Ruggero Mastroianni, racconta di un uomo presuntuoso, solo, ossessivo e ossessionato dalle sue idee e certezze ("repressione è civiltà"), spudorato e aggressivo, volgare e violento, represso e ipocrita, arrogante e compiacente, ma in fondo debole, schiavo delle sue stupide convinzioni, profondamente insicuro e succube. Uno strepitoso Gian Maria Volontà riesce nel miracolo di dare a questo mostro perverso e disturbato sottigliezze inquietanti e efficacissime, evitando con estrema intelligenza il facile rischio di un'interpretazione sopra le righe ed esagerata: il suo "Dottore" finisce così con l'essere una delle figure più emozionanti e autentiche che il cinema italiano ha saputo regalarci. Grande la sceneggiatura a cura dello stesso Petri e di Ugo Pirro, dove le esigenze politiche e sociali di denuncia si sposano perfettamente con un racconto a flashback teso e appassionante, e capace anche di rielaborare con crudo realismo ed estrema coerenza storica il clima cupo e surriscaldato degli anni settanta, sconvolti da continue rivolte studentesche, inni al comunismo e all'anarchia, atti terroristici, insoddisfazione generale, desiderio di libertà assoluta. Celeberrime ed indispensabili le musiche di Ennio Morricone. Gran premio della Giuria a Cannes, Oscar come miglior film straniero, nastro d'argento per Volontè. Drammaticamente profetico: sembra lo specchio tristissimo e desolante dell'Italia di oggi: chissà se qualche nostro politicante di spicco, vedendolo, non si identifica nel suo protagonista.
Voto: 8

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