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Il mercenario

Regia di Sergio Corbucci vedi scheda film

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JuanMexico

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il mercenario

di JuanMexico
7 stelle

Il piccolo capolavoro rimane il duello, l’ottima colonna sonora di Morricone è usata benissimo, uno dei più belli di sempre. Voto 6,5

Titolo di importanza centrale nella lunghissima filmografia di Sergio Corbucci. Dopo gli esordi, qualche immancabile pellicola storico-mitologica, sei film con Totò, un paio con Franco e Ciccio e prima di quelli con Bud Spencer e Terence Hill, qualche giallo e le commedie con Celentano, Villaggio, Giannini, Pozzetto, Sordi, Melato, Antonelli, Montesano e Dorelli si colloca il filone che probabilmente ha reso più famoso questo regista, lo spaghetti-western. Partendo dal folgorante Django per arrivare alla parodia con Il bianco, il giallo, il nero, passando per Navajo Joe, Vamos a matar compañeros e toccando il culmine con Il grande silenzio si ha una veloce panoramica dello spessore del regista che in questo genere deve essere considerato uno dei migliori, tra l’irraggiungibile Leone e i solidi Sollima, Valerii, Petroni e Tessari. In questo contesto si colloca Il mercenario, spaghetti-western ambientato in Messico durante la rivoluzione e definito perciò Zapata-western. Il protagonista principale detto “Polacco”, il ruolo è quello descritto nel titolo, è il navigato Franco Nero che non sbaglia in un ruolo classico per lui( Corbucci:” Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero”). Tony Musante è invece Paco Roman, un peòn messicano un po’ bandito un po’ rivoluzionario. Musante non sarà Tomas Milian e men che meno Gian Maria Volontè, ma ci mette passione e, truccato da clown, percepiamo qualcosa di grandioso nella tensione, nella malinconia e nella rassegnazione che trasmette. I dialoghi non sono sempre da ricordare, la sceneggiatura non è molto serrata e ogni tanto si perde per strada ma le scene d’azione reggono, si percepisce la mano esperta del regista, e almeno un paio di sequenze sono da ricordare. Il piccolo capolavoro rimane il duello, l’ottima colonna sonora di Morricone è usata benissimo, uno dei più belli di sempre. Omaggiando Leone il regista riesce a creare la giusta epica in questa arena da corrida in cui Jack Palance, perfetto antagonista, con cambiamenti millimetrici del viso riesce a trasmetterci tutto l’arco di sentimenti che passano tra la vittoria e la sconfitta. Indimenticabile l’inquadratura del peòn rivoluzionario, l’altra faccia dello scontro, vestito mezzo da torero e mezzo da pagliaccio che oltre a dare le spalle al suo nemico volta le spalle alla bandiera degli Stati Uniti, rappresentazione del vero antagonista del suo popolo. Il lieto fine in cui l’ideale e il sogno vincono sul denaro è in realtà amaro perché non ci illude del fatto che, senza il “Polacco” che gli copra le spalle, probabilmente Paco ha scelto la morte ma questa scelta lo redime, almeno in parte, dagli atti da bandito e porta al compimento il suo personaggio. Voto 6,5.

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