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Ore 15:17 - Attacco al treno

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su Ore 15:17 - Attacco al treno

di Ivs
9 stelle

“We can be heroes, just for one day”. Così recita una canzone di David Bowie, che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo ascoltato o canticchiato.

Ma cosa significa essere eroi? E, soprattutto, ci si nasce o ci si diventa?

Questione di prospettive. A volte sono i risultati a determinare lo status. D’altronde siamo nella società del “dimmi quel che fai e ti dirò chi sei”.

A volte, però, si è eroi anche guardandosi allo specchio, inseguendo (a volte invano) il fantasma dell’essere una versione migliore di noi stessi. Un po’ come diceva McCounaghey, nel suo “acceptance speech” per l’Oscar 2014, alla domanda su chi fosse il suo eroe: “It’s me, in 10 years”.

E forse era così anche per Spencer. D’altronde, chi nasce sfigato deve lottare per essere un eroe. O forse eroe lo è sempre stato, senza saperlo.

Nel frattempo tanti dispiaceri, bocconi amari, una rabbia dentro in attesa della svolta, che non arriva mai. E poi ti ritrovi lì, nel treno dell’orrore. Sei tu contro il Male. Non c’è tempo per pensare, per ricordarti di essere il “loser”. Agisci. E cambi il corso degli eventi. Realizzi quello che era il tuo sogno nascosto, ossia salvare vite umane.

Intriso di un profondo umanismo e di un urgente bisogno di fede, il film di Eastwood si interroga sul ruolo che ognuno di noi ha nel mondo.

Di fronte ad una società che si è talmente vincolata a regole e schemi prestabiliti tali da incatenare l’Io più profondo, l’unica salvezza rimane un amore fondato sulla condivisione e sulla valorizzazione dei piccoli gesti. Solo in questo modo si può sconfiggere il Male che innerva il nostro mondo e di cui il terrorista è solo la personificazione più tangibile e tremenda.

Solidarizzare con un amico. Offrire un frappè. Pregare. Ecco perché non è stato il treno a rendere Spencer un eroe. Egli lo è sempre stato, ma nessuno ancora lo sapeva. Almeno sino ad ora.

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