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Shin Godzilla

Regia di Hideaki Anno, Shinji Higuchi vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Shin Godzilla

di amandagriss
7 stelle

 

 

L'evento-blockbuster di questa bollente estate 2017 stavolta viene dal Giappone e da uno dei suoi registi più rappresentativi degli ultimi decenni, Hideaki Anno (creatore della serie tv animata, popolare anche da noi, Neon Genesis Evangelion).

E possiede le fattezze di un beniamino del cinema fantastico, più volte, nel corso di ben 60 anni ed oltre, omaggiato dalla settima arte instancabilmente affascinata dal suo mastodontico personalino di gigantesco dinosauro preistorico piombato nella civiltà contemporanea, dalla pellaccia dura come la roccia ed una cresta frastagliata che ricorda certi minerali/cristalli colorati, lunga dalla sommità del capo alla punta di una coda che riserverà non poche sorprese.

 

 

In questa tornata, la mostruosa creatura dal sangue ribollente, imponente e terribile come solo un dio può esserlo, finisce per aggirarsi, iraconda e minacciosa, tra le terre patrie che lambiscono la Baia di Tokyo, le cui acque ne sono state la confortevole culla fino al giorno della sua rivelazione al mondo.

 

 

La classe politica lenta, inetta e per nulla preparata a fronteggiare una simile calamità (naturale?) si barcamena tra riunioni straordinarie e tavole rotonde alla ricerca infruttuosa di una cura che non faccia più male della malattia in corso, concludendo, alla fine, che solo l’uso della forza armata possa spazzar via il gigantesco indomito sterminatore.

Ma il cospicuo arsenale di guerra con cui viene contrastato Shin Godzilla (dove shin sta per nuovo ed avanzare, in linea con la sua evoluzione nel racconto) ha su di lui il medesimo effetto di bruscolini nell'aria.

Diventa chiaro che abbatterlo risulta impresa impossibile: non può essere ucciso….

 

 

Shin Godzilla non può morire perché sarebbe come far morire la storia, della cui cieca e feroce istintività diventa simbolo assoluto e incontrastato.  

Rappresenta il passato che torna (compreso l’incubo del nucleare), riemergendo dagli abissi della dimenticanza per presentare il conto ad un’umanità degenere e demente che annaspa nella palude della vita nascondendo la polvere sotto il tappeto, rimuovendo i propri madornali, sanguinari errori anziché trarre da essi validi insegnamenti al fine di non cadere nuovamente, ottusamente, in fallo.

 

 

Ibernando Shin Godzilla (così verrà aggirata e risolta la dolente questione) proprio nel bel mezzo di una città rasa al suolo dal suo catartico passaggio, riducendolo a presenza inoffensiva ma dormiente, il lucertolone dalle fauci di bragia, incandescente come la purpurea rabbia di cui è fatto e di cui si nutre, soggetto a continue mutazioni genetiche (che si susseguono sotto gli occhi fuori dalle orbite della popolazione locale come di chi si trova al di là di un qualsiasi schermo elettronico ancora in funzione) ogni volta più agghiaccianti (coerenti con il mondo che lo ha generato), fungerà da monito perenne all’umanità tutta, ogni qual volta quest’ultima sarà in procinto di compiere un ulteriore passo verso la distruzione definitiva che, tuttavia, ineluttabile, l’attende.

 

 

 

 

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