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Moonlight

Regia di Barry Jenkins vedi scheda film

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La recensione su Moonlight

di mc 5
10 stelle

Questo è il primo film che mi càpita di commentare dopo la premiazione degli Oscar. E si tratta proprio del film che ha vinto il pemio piu' ambito. E qui -visto che mezza Italia ha detto la sua in merito- fatemi fare una piccola premessa. Partendo da qualche settimana fa, quando il famoso "film vincitutto" (La La Land) fece la sua comparsa nelle sale. Sulla pellicola s'era alzato già da mesi un tremendo polverone mediatico, al quale io stesso avevo ceduto. Pareva approdasse nelle sale il film del secolo. Lo andai a vedere carico (stracarico!) di aspettative. Ne uscii perplesso ma anche in qualche modo affascinato. Ora, a bocce ormai ferme, ma soprattutto dopo avere visto sia "Moonlight " che "Manchester" mi trovo a ridimensionare sensibilmente il mio giudizio su quel musical, valutandolo alla stregua di un film troppo prevedibile, piacione e non poco ruffiano. A differenza degli altri due titoli sopra citati, entrambi intensi, profondi, dolenti e intrisi di intima sofferenza. Tutto un altro mondo, decisamente. Di "Manchester" riferiro' tra pochi giorni, ora focalizziamoci sul trionfatore "Moonlight", meraviglioso viaggio nel dolore inquieto di un ragazzo afroamericano, in un contesto splendidamente all-black. Un film che è pura poetica del dolore, vicenda di un animo mai pacificato e in cerca di qualcosa che possa riscattare la propria intima insofferenza. Chiron è un bambino che cresce un po' selvatico, senza un padre e con una madre presente a fasi alterne, quando il crack non le impedisce di occuparsi amorevolmenete del piccolo. E qui devo dire che mi sono commosso nel vedere Jenkins (Barry, il regista) raccontarci il mondo del piccolo Chiron. Vittima dei bulli della scuola, ma soprattutto collocato da una sorte maligna a vivere in un consorzio umano spietato, dove la sola opzione è diventare spacciatore di crack. E il film non demonizza la scena dello spaccio, delineando un'umanità popolata di miseri cristi che sopravvivono di un "mestiere" che da' loro il pane. Tra costoro c'è un tizio che ha molto del "gigante buono" e prende questo minuscolo esserino sotto la sua ala umana protettiva. E quel gigante nerboruto di fronte alle domande pressanti del piccolino arranca ed è costretto a guardarsi allo specchio. Questo primo episodio è il mio preferito dei tre sui quali è sviluppata la vicenda. Passano gli anni. Il piccolo Chiron è un ragazzo già grandicello e i suoi dubbi sulla propria identità sessuale diventano pura angoscia, lui percepisce la propria tendenza omosessuale ma gli fa anche paura, ma d'altra parte essa assume per lui il ruolo di un "luogo del pensiero" dove rifugiarsi per sfogare idealmente il suo profondo disagio, anche considerando che il rapporto con la madre si avvia ad essere denitivamente irrisolto. Tra i due c'è un amore infinito ma in larga parte destinato ad essere lacunoso e incompiuto. Fino al giorno in cui -complice un compagno di scuola-Chiron sbatte il grugno frontalmente contro quell'esperienza omosessuale che aveva da tempo confusamente vagheggiato. E dentro di lui cambia qualcosa per sempre. Chiron si sta per affacciare sul mondo degli adulti e qui si introduce il terzo ed ultimo capitolo. In cui c'è una scena che mi ha non poco intenerito, e ci mostra l'incontro palpitante e impregnato di un reciproco dolore, tra lui e la mamma oramai anziana ed ospite di un istituto per recupero di tossicodipendenti, e qua mi son commosso di nuovo anche perchè l'attrice che interpreta la madre (dopo ne citerò il nome) mi ha letteralmente steso per la sua bravura, me ne sono quasi innamorato. E ci si avvia verso il finale che ovviamente non racconterò ma di cui posso solo dire che è tenerissimo e pieno al contempo di malinconia, rimpianto ed umana vulnerabile dolcezza. Inquadratura finale da pelle d'oca: il piccolo Chiron di nuovo tornato improvvisamente bambino, che guarda il mare. Film meraviglioso che tocca le corde giuste del cuore per farci riflettere e pensare sulle fragilità della condizione umana, sugli esiti delle nostre vite anche in relazione alla fortuna o alla sfortuna che ci toccano in sorte. Se per esempio nasciamo in una citta' americana in un quartiere piazza di spaccio, beh, le nostre sorti sono già scritte. Un cast azzeccatissimo. I tre attori che impersonano Chiron nelle sue tre fasi di vita sono uno piu' bravo dell'altro. Ma ad uscire dal film come due giganti hollywoodiani sono Mahershala Ali, nel ruolo dello spacciatore buono (interpretazione che gli è valsa un meritatissimo Oscar) ma soprattutto una immensa mamma sofferente e sfortunata impersonata da una clamorosa Naomie Harris della quale -lo ripeto- mi sono quasi innamorato.
Da vedere assolutamente. E lasciate perdere le cantatine nostalgico-ruffianotte di La la Land.
PS. Nota frivola (ma in realtà tecnica, perchè di frivolo non c'è nulla): tra i produttori esecutivi appare anche il nome di Brad Pitt.

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