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Prima linea

Regia di Robert Aldrich vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Prima linea

di rocky85
9 stelle

Ardenne, inverno 1944. Il plotone di fanteria “Volpe Fragile” viene decimato perché non assistito dall’aiuto che il capitano Cooney (Eddie Albert) aveva promesso. Tornato all’accampamento, il tenente Joe Costa (Jack Palance) insieme ad altri ufficiali protesta la vigliaccheria di Cooney, e chiede al colonnello Bartlett (Lee Marvin) di togliergli il comando. Ma Bartlett, che ambisce ad una carriera politica dopo il termine della guerra e che per farlo ha bisogno dell’aiuto proprio di Cooney, si rifiuta di distoglierlo dal comando e rassicura i soldati che per loro non ci saranno più azioni militari. La sua è una bugia: la prossima missione è quella di occupare un casolare che fa da apripista ad una cittadina apparentemente libera ma che in realtà pullula di soldati tedeschi. Prima di partire, Costa minaccia Cooney: se non gli darà l’appoggio che ha promesso, tornerà e lo ucciderà. Durante l’azione, il plotone di Costa viene quasi interamente sterminato: solo il tenente, insieme a pochi uomini, riesce a mettersi in salvo e ad insediarsi nel casolare, accerchiato dai tedeschi. Ed alla richiesta di aiuto, il vigliacco Cooney rifiuta ancora l’appoggio ai suoi uomini.

Tratto da un racconto di Norman Brooks e sceneggiato da James Poe, Prima linea ("Attack!", 1956) è uno dei capolavori del cinema di Robert Aldrich. Film di guerra teorico e ambizioso, ideologicamente di non facile classificazione: molti lo hanno interpretato come un manifesto antimilitarista, altri forse più correttamente come “non tanto un film contro la guerra ma contro coloro che la fanno male” (Morandini). Quel che è certo è che un film "aldrichiano" al cento per cento. C’è la lotta individualista dell’uomo contro un sistema corrotto, c’è l’emblematico conflitto tra eroismo e vigliaccheria, c’è la guerra vista come evento scatenante delle diverse reazioni degli uomini. Ed è un opera che, nel rispetto dell’impianto teatrale, mette in scena un gioco al massacro nel quale i conflitti psicologici tra i protagonisti sono quasi più furenti e violenti di quelli che impone il campo di battaglia. Aldrich si scaglia violentemente contro le istituzioni militari, e sembra suggerirci che alla fine il vigliacco Cooney altri non è che una vittima: un uomo consapevole delle proprie debolezze, messo al comando soltanto per valutazioni meramente politiche. Il vero colpevole è l’esercito rappresentato dall’arrivista colonnello Bartlett (interpretato da un Lee Marvin in uno dei suoi primi ruoli di rilievo), che coscientemente utilizza i propri uomini come pedine per raggiungere il proprio scopo (“Io ho premuto il grilletto ma lei ha puntato il fucile!” gli rimprovera nel finale il giovane tenente Woodruf). Il tenente Costa, interpretato da un ottimo Jack Palance, diventa un eroe che assume le valenze di un angelo della morte in una sequenza finale indimenticabile: ferito e sanguinante, implora Dio di dargli solo un minuto di vita ancora per portare a compimento la propria vendetta, ed è un’immagine che procura sofferenza e impotenza anche nello spettatore.

Prima linea è un film apertamente critico verso l’esercito, ed è naturale quindi che sia realizzato con pochi mezzi e senza l’aiuto dello stesso esercito. Ma Aldrich ovvia alle carenze produttive con una regia nervosa e virtuosistica, che in certe sequenze rimanda all’espressionismo ed anticipa lo stile del cinema americano degli anni Settanta. E se il finale può apparire fintamente consolatorio e ottimistico (il giovane tenente Woodruf si ribella quando il colonnello esclama che “il buon Cooney è morto come un eroe” e vorrebbe insabbiare tutto), non può nascondere un’amara verità di fondo: alla fine di questa triste vicenda tutti hanno perso, buoni e cattivi.

 

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