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Chiamami col tuo nome

Regia di Luca Guadagnino vedi scheda film

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La recensione su Chiamami col tuo nome

di ilpanda
7 stelle

Ho aspettato un pochino a scrivere la mia opinione su questo film, che attendevo particolarmente.

 

Ho preferito, nei giorni successivi alla visione, riprendere in mano il romanzo di Aciman, che mi aveva folgorato qualche tempo fa e ne ho approfittato per rileggere le sue parole, re-immergermi ancora una volta in quello scritto.

 

E non riesco a scrivere una recensione su questo film, senza partire dal libro.

 

Il romanzo di Aciman è un capolavoro. Ci sono punti che rasentano la perfezione, è un continuo saliscendi emotivo. L’autore crea profonda empatia nei confronti di Elio, lo fa raccontare tutto in prima persona. E’ un ragazzo diciassettenne di buona famiglia che si trova in subbuglio dopo l’arrivo nella villa estiva di famiglia in Liguria di uno studente universitario americano da New York per lavorare alla tesi di dottorato. La sua bellezza e i suoi modi, gli scambi culturali, la condivisione dei tempi e degli spazi in un ambiente idilliaco, ma soprattutto i dubbi, le paure, le angosce, (siamo nell’Italia degli anni ottanta), l’eccitazione, il travolgimento dell’amore e la scoperta, attesa e sofferta del sesso. E infine anche il dolore per l’allontanamento. L’autore non usa filtri, Elio è diretto, talvolta persino paranoico o logorroico, spiazzante, estremizza situazioni ed eventi, e la trama è spesso audace.

 

Guadagnino sposta l’ambientazione, ne fa un dipinto magnifico, con una fotografia eccellente, è un ambiente quasi onirico, sospeso nello spazio e nel tempo. Cerca di prendersi il suo tempo per far sviluppare gli eventi, nonostante il cinema costringa inevitabilmente ad una sintesi. Purtroppo, pur affidando la sceneggiatura a Ivory, fedele ad Aciman, ne toglie in seguito alcune scene audaci (obblighi contrattuali/distributivi?) e qui secondo me commette l’unico errore.

 

Fa la scoperta del secolo, però, che è Timothée Chalamet e trova il volto e il corpo giusti per portare Elio sul grande schermo. Chalamet fa un lavoro superbo, misurato e impeccabile e la scena del pianto finale è di un’intensità che rimarrà. Candidatura all’Oscar meritata. Ammer invece è diverso da come mi immaginavo Oliver, anche per l’età un po’ più alta dell’attore (nel romanzo ha 24 anni, l’attore 30).

 

Mi resta la curiosità di come questa storia sarebbe stata rappresentata da un regista come Téchiné, perfetta davvero per lui, pane per i suoi denti, ma questa è una nota personale, non rilevante.

 

Distribuzione internazionale, tanti premi vinti, consenso unanime, successo ovunque. Anche qui in Italia strepitosa la media per sala nella prima settimana (personalmente mai mi era capitato di non trovare posto nello spettacolo del primo pomeriggio domenicale con un’ora d’anticipo sull’inizio), un po’ debole la distribuzione (solo 150 copie) che ha probabilmente sottovalutato il fenomeno di un film di regista italiano candidato a quattro Oscar. Voto (da 1 a 10): 7.

 

 

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