Opinione di Peppe Comune su Il sorpasso
Con Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Claudio Gora, Luciana Angiolillo, Linda Sini, Barbara Simon, Lilly Darelli, Mila Stanic, Nando Angelini, Luigi Zerbinati, Franca Polesello, Edda Ferronao
- positive [54]
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Sul film
"Il sorpasso" di Dino Risi è uno dei film più belli e caratterizzanti di quella stagione aurea della storia del cinema italiano andata sotto il nome di "commedia all'italiana", quando si raccontava il paese mettendone a nudo i vizi e le debolezze attraverso la delineazione emblematica dei suoi tipi d'autore, quando si diede corpo a un insieme di film che ancora oggi resistono all'usura del tempo e che alla stregua si un saggio di Sociologia offrono un quadro più che esauriente per chiunque voglia conoscere di più e meglio il carattere di una nazione chiamata Italia. In questo quadro d'insieme, Bruno Cortona (Vittorio Gassman) e Roberto Mariani (Jean Louis Trintignant) rappresentano due perfetti esempi di come si intendeva parlare del paese partendo dalla caratterizzazione particolare di esponenti peculiari del suo popolo. Ma più di loro, direi che assolutamente centrale è la Spider bianca decappottabile, l'oggetto del desiderio di tanti giovani in rampa di lancio, capace tanto di riflettere gli umori e il temperamento di entrambi, quanto di simboleggiare l'adesione acritica a un modo di procedere nella vita che guardava più alla forma che alla sostanza, più all'apparire che all'essere, sorpassando continuamente chi ti stava davanti senza il benchè minimo rispetto delle regole. E' lo stumento attraverso cui vengono abbattute le normali percecezioni dello spazio e del tempo. Le distanze sono letteralmente divorate e il solo tempo a cui si presta attenzione è quello che serve per colmare lo spazio che intercorre dal punto in cui ci si trova e quello in cui si decide di arrivare. In quella macchina sono delineate due precise psicologie : l'alta borghesia da un lato, arrivista e pressapochista, con l'aggressiva faciloneria di Bruno a rappresentare verosimilmente il nascente e crescente rampantismo dei "falliti" di successo ; lo spirito piccolo borghese dall'altro, con i suoi valori ben radicati e consolidati ma con un occhio sempre attento alle possibilità di migliorare la propria posizione sociale. La Spider bianca è mezzo e fine, insomma, la personificazione stessa di un destino che riguardava un intero paese. Nella silenziosa e deserta Roma ferragostana, la Lancia Aprilia di Bruno Cortona squarcia la coltre di afa che ha anestetizzato la città, come per vincere l'improduttiva oziosità di chi standosene immobilizzato non concorre a partecipare al decollo economico della nazione. Per Bruno l'importante è stare sempre in moto, non fermarsi mai, conoscere sempre nuove persone e promuovere sempre nuove relazioni. La vita dura giusto un giorno e passata la notte ne inizia subito un'altra. La velocità con cui viaggia gli fa sfiorare le cose mai toccarle, attribuirgli una forma indistinta mai completa. Ha una figlia (Catherine Spaak) che potrebbe essere la sua amante e un idea del tutto occasionale del lavoro. Roberto è la sua antitesi, timido e impacciato, è il tipo di ragazzo che sa aspettare il suo turno e che intanto progetta il futuro con la lentezza tipica di chi sa dare il giusto peso alle cose che si fanno. E' perfettamente consapevole del suo ruolo sociale ma questo non gli impedisce di maturare un inconfessabile attrazione per il mondo di Bruno che per lui rappresenterà una sorta di iniziazione alla vita. Il caso li fa incontrare e quando Bruno invita Roberto a fare un giro sul suo bolide la simpatica cialtroneria del primo ha la meglio sulle timide resistenze del secondo. Escono per una semplice gita fuori porta ma quel giro in auto si trasforma in un percorso esistenziale che ha tutti gli ingredienti di un viaggio allegorico nel cuore di un paese attraversato dalla contagiosa febbre del boom economico. Sostano in più tappe, sfiorando la tragicomica superficialità degli incontri occasionali e la sacralità delle abitudini ritualizzate. L'auto racchiude in se il modo in cui si istaura e si delinea il loro rapporto, ne assorbe la personalità fino a renderle interdipendenti, a complementarne gli slanci emozionali, a farli partecipi di uno stesso spazio, di una stessa idea di paese lanciato a tutta velocità incontro al suo radioso futuro. Un futuro degno di speranze, di aspettative, ma anche gravido di spiacevoli inconvenienti se le leve del comando non vengono usate col dovuto rispetto della regole. Un capolavoro assoluto.
Commenti
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7 dicembre 2010, 14:21 di panflo
Ne ho lette tante recensioni su "Il sorpasso" ma questa è proprio azzeccata. Complimenti e ciao.
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7 dicembre 2010, 14:38 di curiosone49
Commento profondo e totalmente condivisibile, ove si eccettui un particolare del tutto trascurabile sotto l’aspetto filmico, ma da non sottovalutare per chi ama le auto d’epoca. Infatti la - o meglio, come vedremo, le - protagoniste del film sono due Lancia Aurelia B24. ”Ma la B24 è stata anche la protagonista di un film divenuto celebre. Una “convertibile” (quindi una seconda serie) diventa popolare quando ormai non è più in produzione, cioè nel 1962, quando esce il film “Il sorpasso” interpretato da Vittorio Gassman, Catherine Spaak e Jean-Louis Trintignant, dove i due interpreti maschili concludono tragicamente una folle corsa alla guida di un’Aurelia finendo nel burrone di Calafuria a Livorno: da notare che, grazie al fatto che il film é girato in bianco e nero, vengono utilizzate due diverse B24 (una azzurra con interni beige ed un’altra, verde acqua con sedili scuri) mentre, addirittura, pare che la vettura utilizzata come “controfigura” per il salto nel burrone fosse una Siata 1400 cabriolet (od una Fiat 1100 speciale). Secondo alcune fonti, la ragione per cui si utilizzarono due vetture diverse pare risiedesse nel fatto che lo stesso Gassman aveva avuto un incidente con la prima, ammaccandola vistosamente, per cui la produzione – per motivi di urgenza - optò per l’utilizzo di un secondo esemplare. Secondo altri, invece, più semplicemente, la B24S-1329 venne utilizzata per le riprese esterne, l’altra per quelle interne. Questi i “dati” delle due storiche vetture: la prima era targata ROMA 329446 ed aveva il numero di telaio B24S-1329, la seconda targata ROMA 276291 e telaio B24S-1268….” Da Wikipidia
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7 dicembre 2010, 15:19 di dedo
Straordinaria opinione. mi ha fatto rivivere questo bel film in tutta la sua essenza. A quiei tempi stavo per acqustare, usata, una spaider Lancia, ma dopo il film ci rinunciai. Un saluto Peppe. Dedo
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2 febbraio 2011, 15:03 di marcolomb85
opinione bellissima a parte l'errore della macchina gia' sottolineato da curiosone49.
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