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Il laureato

Regia di Mike Nichols vedi scheda film

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La recensione su Il laureato

di LorCio
10 stelle

Quando si parla di cult movie. Ma, una volta per tutte, cos’è un cult movie? È un film che rimane, che, pur invecchiando, rimane ineccepibilmente efficace, che non si schioda dalla memoria, che lascia un segno indelebile nelle coscienze di una generazione. Nel 1967, Il laureato fu una bomba. Mike Nichols annuncia la contestazione con un micidiale atto d’accusa alla società borghese fondata sul benessere e, soprattutto, sulla noia. C’è un ventunenne, Benjamin Braddock, appena laureato, che cade nella trappola sessuale tesagli dall’accidiosa ec alcolizzata signora Robinson, la più bella tra gli amici dei suoi genitori, nonché moglie del socio d’affari del padre di Ben: “Signora Robinson, lei sta tentando di sedurmi?”. Finiscono a letto: il loro è un rapporto quasi esclusivamente carnale (a nulla valgono i tentativi di affrontare una conversazione) che subisce una battuta d’arresto quando torna Elaine, la figlia dei Robinson, che s’innamora, ricambiata, di Ben.

 

Una commedia drammatica acre e tagliente che mette alla berlina i vizi non troppo privati di un certo ceto alto borghese e ne evidenzia il tedio quasi molesto, la dissoluzione dei tanto sbandierati valori, la malignità repressa e nascosta. E, non secondariamente, giovani che vedono il proprio avvenire come un’incognita, “hello darkness, my old friend”. La sceneggiatura, scritta da Buck Henry e Calder Willingham basandosi sul romanzo di Charles Webb, andrebbe studiata da ogni aspirante scrittore per il magnifico equilibrio tra silenzi inquisitori e dialoghi pimpanti. Così come la regia di Mike Nichols trova la propria cifra nello spettacolo della convivenza tra sguardi indagatori ed immagini potenti. Qualche esempio: la sequenza che parte dalla piscina col sottofondo di Simon and Garfunkel, con un impeccabile montaggio di Sam O’Steen; la meravigliosa e dolente scena della confessione di Ben ad Elaine, con Mrs Robinson sullo sfondo del primo piano della figlia; il silenzioso pianto di Elaine nel night club; il finale iconico. Memorabile Dustin Hoffman (in un ruolo destinato a Robert Redford: troppo bello per il ruolo), dolcissima Katherine Ross, ma soprattutto indimenticabile Anne Bancroft, sublime nei panni dissoluti di Mrs Robinson: il modo con cui sbatte le ciglia, come accavalla le gambe, ghigna, si infila le calze, fuma, chiama la polizia, fa di lei una delle più grandi attrici del secolo scorso.

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